Pane & Acqua

La poesia delle cose capovolte

La poesia delle cose capovolte

Lamotte-Beuvron, nella valle della Loira, un paesino nel cuore della Francia.

Due sorelle Stéphanie e Caroline Tatin gestiscono l’hôtel-restaurant Tatin, di fronte alla stazione, un luogo frequentato dai cacciatori della zona. Caroline è espansiva ed accoglie i clienti, Stéphanie schiva e introversa è la regina dei fornelli.

Siamo alla fine dell’Ottocento, in una giornata particolarmente affollata Stéphanie prepara la torta di mele, si distrae e dimentica la pasta brisée, sente il profumo delle mele troppo intenso, lo zucchero si sta caramellando. Un disastro con tutti quei clienti in attesa. Decide di riversare tutto il contenuto e foderare la teglia con la brisée, cerca di salvare il salvabile, sforna una torta con le mele diventate color caramello. I clienti la amano, ne parlano tutti al punto che Louis Vaudable, il proprietario del ristorante Maxim's a Parigi, assaggiò la torta durante una battuta di caccia in Sologne e ne rimase folgorato. Chiese invano la ricetta ma le due sorelle mantennero il segreto. Lui non si arrende, invia uno dei suoi cuochi a Lamotte-Beuvron per farsi assumere come inserviente dalle due sorelle e carpire la ricetta. Scopre che utilizzano esclusivamente una teglia in rame e che le mele sono renette o calville. Nessuna spezie e solo tre ingredienti: mele, burro di ottima qualità e zucchero. Una torta che sa di casa. Semplice, calda, accogliente, dolce. La poesia delle cose capovolte.

Il 18 dicembre 1899 sul quotidiano francese Le Journal il diplomatico francese Gabriel Hanotaux scrisse “Il tono della conversazione s'alza, esplode, riempie la sala luminosa, fino al momento in cui, a metà del pasto, appare la torta della signorina Tatin. Un grido di soddisfazione si leva da tutti i petti, una gioia negli occhi va incontro alla galletta trionfale. Viene tagliata, servita, divorata”.

Stéphanie e Caroline Tatin lontane da quel clamore hanno continuato tutta la vita a cucinare torte che sapevano di casa, oggi a distanza di oltre cento anni lì a Lamotte-Beuvron c’è la Confrérie des Lic hissettes de la Tarte Tatin, che difende la ricetta autentica e combatte le eresie moderne.

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