Luoghi & Comuni

Satriano di Lucania, di giallo e di pietra

Satriano di Lucania, di giallo e di pietra

Il caldo del mezzogiorno al Sud, il sole che non dà tregua, il sudore che scivola giù sulla schiena, sul collo, sulle mani.

Gli occhi si strizzano, la luce netta, abbagliante non concede soste, neanche un attimo di riposo. Ti ritrovi a camminare sui sanpietrini di un piccolo borgo medievale montano, i vicoli stretti, dalle finestre gli odori di casa, il sugo, le polpette, le risate delle bambine, la tv che diffonde la notizia della scomparsa di un cantante. Le tende svolazzano e per un attimo senti la frescura di una cucina, la famiglia, la mamma, l’attesa.

Lo sguardo lascia le vite altrui e torna dritto.

Neanche una persona per strada, gli alberi forti e verdissimi non solo resistono, troneggiano e offrono un po’ di conforto, quel fresco che non trovi altrove. Avranno scavato nella terra sino a trovare l’acqua. Il viaggio stato lungo, tra colline gialle di grano e foraggio, solo il giallo sino alla linea d’orizzonte, nient’altro come in una foto di Fontana. Qui il cielo, lì il mare. Null’altro.

Cammini sotto il sole alla ricerca di un altro murales. Sono circa cinquecento in questo paese che conta poco più di duemila abitanti. Satriano di Lucania ha la cura nelle sue pietre, nelle fontane pubbliche, nei piccoli anfiteatri per essere comunità, negli alberi che offrono fresco e ombra, nei fiori che nutrono l’anima di bellezza e poi i murales, tanti da renderla la capitale italiana di questi affreschi sui muri. Raccontano la lunga storia di questo paese, il lavoro nei campi, i riti collettivi, le feste. Un paese che parla senza che ci sia una sola persona ad aprir bocca. Cerchi un contatto umano, non è ora, sono tutti a casa. Vorresti bere, mangiare, riposarti. Un piccolo bar, sta chiudendo, ti accolgono anche se stanno lavando i pavimenti. Un gelato, un caffè e poi l’umanità che supera tutto. Quella carta offerta per asciugarti le mani. Fuori fa caldo, quel caldo con cui sai di dover convivere. A darti riposo, ad accoglierti è una chiesa, aperta, l’unica porta aperta in un intero paese. Accoglie anche te che non sai se hai un dio, ma ti accoglie ed è quanto di più umano ti possa accadere. Sali in macchina, le strade infinite, tra colline e valli, grano e foraggio, nient’altro. Una imperturbabile distesa gialla.

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