Quando Alice Walker guarda il mondo lo fa con occhi spalancati sul possibile, tutto ciò che avrebbe potuto essere ma non è stato e lo nobilita.
Nella corposa produzione letteraria della scrittrice premio Pulitzer con Il colore viola c’è un piccolo saggio In cerca dei giardini delle nostre madri. L’esperienza creativa delle donne edito da Sur e tradotto da Andreina Lombardi Bom che rilegge al femminile i canoni della letteratura.
Come si legge nella seconda di copertina “I giardini delle nostre madri del titolo sono, in senso letterale e metaforico, tutti quegli atti creativi che hanno visto le donne rovesciare la propria condizione di subalternità, nella società come nell’arte. Riscoprire una tradizione di scrittura femminile è visto come un atto radicale: la ricerca dei modelli (da Virginia Woolf a Flannery O'Connor, passando per Zora Neale Hurston, vero nume tutelare del percorso letterario di Walker) è infatti il primo passo per aprire la strada a nuove narrazioni, nuove visioni del mondo, da cui non soltanto la letteratura, ma la nostra stessa umanità non può che uscire arricchita”.
Alice Walker riesce ad allargare lo sguardo dove altri lo limitano e lo ghettizzano, arricchita da una vita trascorsa a combattere per i diritti dei neri, delle donne, degli emarginati amplia la sua visione del mondo, chiarifica il dibattito culturale e sulla contrapposizione tra scrittori neri e bianchi scrive “scrittori neri e scrittori bianchi mi sembrano intenti a scrivere una sola immensa storia - la stessa storia, perlopiù - le cui varie parti provengono da una moltitudine di prospettive differenti. Finché questo fatto non sarà comunemente riconosciuto, la letteratura sarà sempre spezzettata in frammenti, bianchi e neri”.
E ancora “Ciò che occorre sempre nella comprensione dell’arte, o della vita, è una prospettiva più ampia. Stabilire collegamenti, o almeno tentarli, dove prima non esistevano; sforzarsi di trovare, con uno sguardo d'insieme alla varietà del mondo, il filo comune, il tema unificante che attraversa l’immensa diversità; non aver paura di crescere, di cercare, di guardare, per ampliare i confini della sfera privata e di quella pubblica. E tuttavia, nella nostra società particolare, a spuntarla è spesso la visione ristretta e restringente della vita”.
La ricerca di modelli da cui poter partire è fondamentale, lei indica Hurston, Woolf e O’Connor ricordando a sé stessa e a tutte noi che “Nel mio lavoro io scrivo non solo quello che voglio leggere, ma tutto quello che avrei dovuto avere la possibilità di leggere”.
Modelli sono anche tutte quelle donne che erano artiste ma non hanno potuto emergere. Intinge le mani nella loro spiritualità, nella loro ricerca di bellezza e poesia, cerca quei giardini che richiama nel titolo del suo saggio. Guarda a chi è venuta prima di lei, a sua madre e al suo giardino “È impegnata in un lavoro che la sua anima esige. Mettere ordine nell’universo a immagine del suo concetto personale di Bellezza. Il suo viso, mentre prepara l’Arte che è il suo dono, rappresenta il rispetto che mi lascia in eredità per tutto ciò che illumina e dà importanza alla vita. Ha tramandato il rispetto per le possibilità, e la determinazione ad afferrarle. Per lei, con tutti gli ostacoli e le interferenze di ogni genere che ha subito, essere un'artista è stata comunque una parte quotidiana della vita”.
Alla ricerca di tutti quei giardini, Alice Walker ha trovato il suo e ci invita a cercare il nostro.
