
www.pressinbag.it è una testata giornalistica iscritta al n. 10/2021 del Registro della Stampa del Tribunale di Bari del 10/05/2021.
La pietra bianca si illumina con il sole, al tramonto muta verso tonalità più scure, richiama il visitatore giunto per caso, come se fosse
semplice arrivare in cima al monte senza averlo previsto. Nella provincia di Foggia, la città di Monte Sant’Angelo con le sue case e le sue mura si erge tra il verde e guarda il mare, golfo di Manfredonia.
Meta di pellegrini, di crociati e di papi il santuario di san Michele Arcangelo, patrimonio dell’umanità Unesco. Entrare, scendere le scale, seguendo il flusso ordinato, lungo il percorso a destra in discesa, ordinati per poi entrare nella grotta dell’apparizione dell’arcangelo Michele. Un sacerdote celebra la messa in polacco, vietato fare fotografie recita il cartello al devoto prima di varcare la soglia. Chi prega, chi chiede una grazia, chi semplicemente ringrazia. Chi piange, né gioia né dolore, forse solo un crollo emotivo oppure la percezione di qualcosa di indefinito, di trascendentale, di sacro, forse solo una presenza difficile da decifrare. Fermarsi allora, sedersi e provare a pregare, mentre le lacrime scendono copiose. È un posto che parla con il suo silenzio, racconta le storie di chi è passato, di chi ha sostato, prima di partire per un lungo viaggio, prima di un dopo ipotetico azzardo. Michele, l’arcangelo-guerriero, forse osserva ed interviene.
Risalire e immergersi tra le strade strette del centro storico, case bianche e tetti con tegole, panifici con il caratteristico pane, ostie con il miele, souvenir per turisti tra piume, rosari e pietre.
Non ci si arriva per caso a Monte Sant’Angelo, ci si arriva percorrendo una salita, seguendo forse un’intenzione.

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