Visioni d'insieme

Le Dieci ragioni per cancellare subito i tuoi account social di Jaron Lanier

Le Dieci ragioni per cancellare subito i tuoi account social di Jaron Lanier

I social attuano una modificazione comportamentale algoritmica attraverso studi personalizzati costantemente modificati.

L’inquietante realtà tracciata da Jaron Lanier, guru della Silicon Valley, uno delle menti dietro la realtà virtuale, second life e software affini, viene rivelata con tanto di studi, interviste, rapporti e dati nel suo Dieci ragioni per cancellare subito i tuoi account social, edito da Il Saggiatore e tradotto da Francesca Mastruzzo.

Lo scopo è migliorare la performance, mantenere alta l’attenzione degli utenti e questo può essere fatto solo suscitando emozioni, positive (ma in questo caso ci vorrebbe troppo tempo) e negative, le più facili e immediate da generare. Il tutto realizzato attraverso una sorveglianza pervasiva di abitudini, gusti, spostamenti, inclinazioni e opinioni degli utenti. 

“I circoli viziosi di feedback a breve termine alimentati dalla dopamina che abbiamo creato stanno distruggendo il funzionamento della società civile, nessuna cooperazione; è solo disinformazione, mistificazione. E non è un problema americano, non si parla delle inserzioni dei russi. Questo è un problema globale. [...] Mi sento terribilmente in colpa. Penso che tutti in fondo lo sapessimo, ma abbiamo simulato un approccio diverso, come se non ci fossero conseguenze negative e intenzionali. Ma nei profondi recessi della nostra mente, io credo, sapevamo che poteva uscirne qualcosa di brutto [...]. Adesso siamo in una situazione terribile, secondo me, che sta minando le fondamenta dei comportamenti delle persone e tra le persone. E non ho una soluzione adeguata. La mia soluzione è non usare più questi strumenti. Io non lo faccio da anni”. A parlare è Chamath Palihapitiya ex vicepresidente per la crescita degli utenti di Facebook.

Il libro sostiene dieci motivi per cui “ciò che di colpo è diventato normale - la sorveglianza pervasiva, la manipolazione subdola e costante - è immorale, crudele, pericoloso e disumano”.

Un libro essenziale in un momento in cui la pressione sempre più forte verso la performance sta sgretolando dalle basi il concetto stesso di essere umano. “La relativa facilità con cui le emozioni negative possono essere utilizzate per creare dipendenza e manipolare produce risultati aberranti. Una sfortunata combinazione di biologia e matematica favorisce il degrado umano” scrive Lanier che ricorda come gli utenti dei social media, di Google, Whatsapp e piattaforme affini non sono i clienti di queste grandi società, ma il prodotto. Delinea in sei punti le modalità con cui la macchina alla base di tutto ciò realizza il suo disegno, arrivando a distorsioni sociali come la perdita della dimensione pubblica, della percezione reale del mondo intorno a noi, dell’empatia umana. Gli strumenti? Filter bubbles, l’isolamento del contesto, shit post…

Potrebbe sembrare la sceneggiatura di un film distopico, ma non è cosi “Facebook ha pubblicato una ricerca in cui ha dimostrato di essere in grado di modificare l’affluenza alle urne” e Google dal canto suo ha annunciato di aver finanziato un progetto che si pone come obiettivo “risolvere il problema della morte”. Deliri di onnipotenza? Si, ma tutto ciò che fanno si muove in questa direzione. L’ingegnere capo di Google, Ray Kurzweil ha dichiarato che “Google sarà in grado di caricare la tua coscienza sul cloud”. Setta? Religione 4.0?

L’unico consiglio che Lanier continua a ripetere ai suoi lettori dalla prima all’ultima pagina è “cancellate i vostri account social”. Leggendo le 189 pagine di questo libro si comprendono eventi e flussi che anche se avevamo percepito, non eravamo stati in grado di decifrare. E se ancora non è chiaro come il sistema manipoli ogni giorno ogni singola persona dovrebbero chiarire il concetto le parole di Mencius Moldbug, esponente dell’alt-right (il movimento di destra alternativa di Steve Bannon) “Il nonsenso è uno strumento di organizzazione più efficace della verità. Chiunque può credere nella verità. Ma credere nel nonsenso è una dimostrazione assoluta di fedeltà. È un’uniforme politica. E se hai un’uniforme hai un esercito”.

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