Visioni d'insieme

Safari artico, Jørn Riel

Safari artico, Jørn Riel

Anton forte e invincibile come ogni diciannovenne che si rispetti ha un sogno.

Vuole conquistare le incontaminate distese di ghiaccio del Polo Nord, farle sue, trasformarle nella più grande avventura della sua vita.

“Avvertì di colpo la fantastica attrazione che suscitava quel deserto. Voltò le spalle al mare coperto di lastre di ghiaccio e lasciò lo sguardo vagare sulla terra. Ancora una volta il suo animo si riempì di infinito. Le montagne occupavano l’intero campo visivo. In basso erano nascoste da enormi cumuli di neve, rotondi, seducenti, di una morbidezza quasi femminile. Lunghe ghirlande brune correvano sulle pendici, dove la neve si era sciolta e, nella parte più alta, le cime svettavano come guglie contro il cielo luminoso. Il suo sguardo si fece distante, ed egli partì in viaggio. Per la prima volta nella vita, Anton viaggiava dentro di sé. Era da qualche parte al di fuori del suo corpo, da qualche parte tra il fondo della valle e l’immensa volta del cielo”. 

In Safari artico di Jørn Riel editto da Iperborea e tradotto da Silvana Lucia Convertini, Anton il giovane protagonista diventa un cacciatore artico, sfida il nulla, il freddo, la quasi totale assenza di esseri umani, diventa un tutt’uno con la natura, i fiordi interminabili, i laghi immensi, le montagne grandi come giganti.

“In quei momenti Anton si sentiva più vicino a sé stesso di quanto non lo fosse mai stato. Libero dai camuffamenti di cui volentieri lo rivestivano i suoi sogni, fuori dal mondo immaginario che lo circondava, del tutto vicino a ciò che è quasi irraggiungibile: la piena consapevolezza. I sensi rivolti all'interno di sé stesso, diventava insensibile al modo esterno. Da quello stato di estasi scivolava il più delle volte in un sonno profondo e senza sogni”.

Immerso in quella natura cerca sé stesso “Per la prima volta nella vita, Anton viaggiava dentro di sé. Era da qualche parte al di fuori del suo corpo, da qualche parte tra il fondo della valle e l'immensa volta del cielo. E non vedeva, non udiva, non. ricordava. Sentiva intensamente la libertà, quella libertà che aveva sempre sognato e a cui aveva sempre aspirato attraverso i suoi sogni”.

Ma presto trova anche una infinita noia. Non resiste, pensa di gettare la spugna, ma poi arriva il Veslemari, la stessa nave che lo aveva portato in Groenlandia, con a bordo lady Herta e una nuova imperdibile avventura. Con lui, sparsi tra i ghiacciai di un polo nord inospitale personaggi vecchi e nuovi di Jørn Riel, Mads Madsen, Joensen il tatuatore, il luogotenente Hansen, il filosofo Herbert con l’inseparabile gallo italiano Alexander e naturalmente Emma, bellissima ed inesistente donna che consola i sogni dei cacciatori artici a turno, passando di sogno in sogno “Emma, è come se fosse fatta di nient’altro che di frittelle. Tutta quanta. Sedere, seno, guance, tutto. Nient’altro che frittelle, amico mio. E nel bel mezzo di quest'opera di pasticceria, gli occhi azzurri come il cielo e una boccuccia rossa”.

Con uno humour e una leggerezza inconfondibile, anche quando William parla dei tatuaggi del signor Joenson, “Mi sembra che si è come diversi, quando si ha una madre. Una piccola, vecchia cosuccia che si può amare e con cui si può essere buoni”, anche se si tratta solo di un piccolo cuore tatuato sul braccio.

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