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Amrita Sher-Gil, artista fuori dal tempo

Amrita Sher-Gil, artista fuori dal tempo

Nasce a Budapest nel 1913, suo padre era sikh aristocrate, studioso di sanscrito e persiano, la madre ungherese, cantante lirica,

durante la guerra la famiglia è costretta a tornare in India, ma ci resta poco, la mamma la porta in Italia per seguire il suo amante e iscrive la piccola Amrita alla scuola d’arte del convento di Santa Annunziata, aveva solo 11 anni ma il suo talento era già fiorito.

Resta a Firenze qualche anno per trasferirsi poi a Parigi per studiare alla École des Beaux-Arts, dove si fa largo tra gli artisti che animano la città. Ne viene influenzata, colpita, modellata. Soprattutto da Paul Gauguin, Paul Cézanne e Amedeo Modigliani.

Rivoluzionaria, anticonformista, Amrita Sher-Gil è stata una donna fuori dal tempo. Pioniera della pittura moderna indiana, che intrise del rigore stilistico dell’avanguardia parigina e della profonda spiritualità e malinconia della vita rurale indiana.

A soli 19 anni dipinge Young Girls, due ragazze, la prima ha le fattezze della sorella Indira Sher-Gil, vestita di verde e rosso, con i capelli scuri legati e la seconda l’amica Denise Proutaux con i suoi lunghi capelli biondi sciolti che ricadono sul viso e sulle spalle, mentre parlano tranquillamente. Per quest’opera vince la medaglia d’oro al Grand Salon di Parigi e diventa la più giovane artista in assoluto e la prima asiatica ad ottenere questo riconoscimento. Erano gli anni in cui dipingeva su entrambi i lati della tela, per risparmiare i pochi franchi che aveva.

Negli anni parigini, ispirata dalle donne di Gauguin dipinge un suo autoritratto a seno nudo, Self-Portrait as a Tahitian, un atto di ribellione artistica e sociale che generò scandalo nella seppur libera Parigi degli anni Trenta.

Il suo stile si evolve, si chiarifica l’idea che ha di sé e della sua arte. Per le sue tele sceglie i toni caldi della terra bruciata dal sole e dipinge la sua India, non quella da cartolina, ma le donne dei villaggi, dignitose, silenziose, malinconiche e solenni.

“Posso dipingere solo in India. L’Europa appartiene a Picasso, Matisse, Braque e a molti altri. L’India appartiene solo a me” scrisse in una lettera ai genitori nel 1934.

Un tema che ritorna in molti dei suoi rapporti epistolari “Ho capito allora la mia missione artistica: dipingere la vita degli indiani che vedevo intorno a me, in particolare dei più poveri, e dare voce a quella pazienza silenziosa e infinitamente triste che sembra essere il loro destino”, scrive ad un amico due anni dopo.

Quando torna in India conosce Malcolm Muggeridge, assistente redattore del quotidiano britannico The Statesman. Lui era sposato ma tra i due esplode una passione incontenibile, lei libera, anticonformista, sensuale, Malcolm ne rimane ipnotizzato. Scriverà di lei nei sui diari raccontando di come fu sopraffatto dal suo carisma e dal suo magnetismo, definendola ipnotica e intellettualmente brillante. Del suo essere artista disse “Dipingeva con una fame feroce, sudando mentre lavorava. È l’istinto animale che Amrita in qualche modo trasferisce ai colori, che riesce a mischiare e che poi schizza sulla tela. Il suo senso di pura sensualità era fortissimo e la sensualità del mondo, quindi il crescere delle cose, gli animali, i colori - che erano ciò che davano alla sua pittura una forte vitalità - le provocava un’intensa gioia”.

Caparbia, sicura di sé non dipingeva per adornare le pareti delle case dei ricchi, così quando il primo ministro dello Stato di Hyderabad Nawab Salar Jung III rifiutò l’acquisto di Three Girls dicendo di “non farsene nulla di questi quadri cubisti”, nessun turbamento la colse, anzi, una nota di disprezzo la invase per quell’uomo incapace di comprendere l’arte. Three Girls vinse poi la medaglia d’oro alla Bombay Art Society ed è oggi un tesoro nazionale.

Nel 1938 sposa suo cugino, l’ungherese Viktor Egan, mai amato, ma con il quale mantenne buoni e pacifici rapporti. Inizia a preparare la sua più grande mostra personale, ma alla vigilia dell’inaugurazione nel 1941 si ammala e muore improvvisamente a 28 anni, dicono per le complicazioni di un aborto.

L’India non la dimentica e nel 1976 viene dichiarata dal Governo Navratna, tesoro nazionale e tutte le sue opere, custodite quasi tutte alla National Gallery of Modern Art di Nuova Delhi, diventano beni culturali inalienabili.

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