
www.pressinbag.it è una testata giornalistica iscritta al n. 10/2021 del Registro della Stampa del Tribunale di Bari del 10/05/2021.
Potrebbe adornare i salotti del cielo, come fosse un rovo rampicante, scappato da una cesta che nascondeva morte mascherata da nettare.
Carnoso, sensuale, con il suo siconio dove crescono centinaia di piccoli fiori croccanti al palato.
Verde, striato di viola con un cuore bianco, canto femminista per antonomasia, con le iniziali dei tre colori gridati dalle suffragette inglesi Give Women Votes.
Il fiorone, anticipa il fratello fico di qualche settimana, più grande, tondeggiante e saporito, nasce dal sonno invernale delle gemme dell’anno precedente, quelle che hanno dato vita ai fichi grazie a una piccola vespa, la blastophaga psenes, l’unica che riesce a penetrarlo per impollinarlo. In un rito che si rinnova, una pianta, due infiorescenze scambiate per frutti.
Fichi maritati coi muretti a secco e solo dopo quando il sole li ha asciugati con una mandorla.
Fioroni mangiati con il prosciutto o in purezza su una fetta di pane. Oppure soli, appena raccolti dall’albero, con quei suoi rami lisci e contorti, con le sue foglie verdi grandi, macchie di colore che dipingono il cielo.
La cesta è piena, le foglie, letto su cui adagiarli, li proteggono. Dolci e delicati, scrigni che custodiscono una esplosione di piacere, come fuochi d’artificio, come stelle che tremano in cielo. Li mordi appena, in bocca si sciolgono, lo zucchero scivola giù, come un bacio leggero dato all’ombra dei suoi rami, il profumo del latte che inebria i sensi, un odore verde e selvatico, profumo d’estate e di mare.

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