Un frammento d’azzurro caduto tra i campi ha saputo riscrivere la storia dell’arte.
La danza verticale dei petali di un fiore, quel blu intenso e impossibile, unico custode di azzurri, indaco e cobalto così puri, stregò l’anima di uno dei più grandi sguardi del Novecento, Edward Steichen.
Lui, che plasmava l’estetica della modernità come capo della fotografia per le pubblicazioni di Condé Nast e, più tardi, come direttore del dipartimento del MoMA di New York, custodiva un amore più profondo, un richiamo più antico.
Un giorno decise di voltare le spalle al lusso e al cemento della città. Si ritirò in silenzio nella sua fattoria in Connecticut, consegnando dieci acri di terra alla sua ossessione più bella, il delphinium. Lì iniziò a dialogare con la terra. Li coltivava, li moltiplica, inseguiva l’ombra perfetta del cielo tra gli steli, in una ricerca devota. Solo una pianta su quaranta veniva scelta per custodire il futuro; le altre, imperfette, venivano riconsegnate alla terra.
Quel lavoro titanico, iniziato tra i solchi della terra, valse a un fotografo la medaglia d’oro della Società Orticola Francese nel 1913 e la presidenza dell’American Delphinium Society dal 1935 al 1939.
Nel 1936, il tempio consacrato dell’arte visiva, il Museum of Modern Art di New York, compì un gesto rivoluzionario e mai visto prima nella sua storia, decise di dedicare un’intera mostra non a tele dipinte, non a sculture, non a fotografie, ma a loro. Ai suoi fiori.
Le parole del comunicato stampa del 22 giugno 1936 sembrano evocare un sortilegio: un’esposizione insolita di una sola settimana, dal 24 giugno al primo luglio, per stringere tra le dita l’attimo esatto del massimo splendore. E per evitare ogni equivoco, nel comunicato stampa del museo del 22 giugno 1936 si legge “Il Museum of Modern Art, all’11 di West 53rd Street, annuncia una mostra personale decisamente insolita, della durata di una settimana, che aprirà al pubblico mercoledì 24 giugno alle ore 13. Si tratterà di un’esposizione dei ‘delphinium di Steichen’: varietà rare, di origine americana, sviluppate da Edward Steichen nell'arco di ventisei anni attraverso incroci e selezioni. Sebbene Steichen sia noto soprattutto per la sua attività di fotografo, questa è la prima volta che i suoi delphinium vengono presentati al pubblico. Si tratta di varietà originali, create con lo stesso spirito creativo che caratterizza le sue fotografie. Per evitare malintesi, è bene precisare che al museo saranno esposti i fiori veri e propri, non dipinti o fotografie che li ritraggono; sarà, in un certo senso, un’‘apparizione dal vivo’ dei fiori stessi”. Una sola settimana concessa al mondo per assistere a quell’apparizione d’azzurro. Sette giorni in cui il cielo, strappato alla terra dal genio di un uomo, tornò a splendere tra le pareti di un museo, vivo e trepidante come un battito d’ali.
