Ottobre, il cielo di nuvole grigie, il mare scuro, l’erba finalmente aspira a crescere. Mentre qualcuno prova a dormire altri restano svegli.
Decimo mese dell’anno, autunno, foglie lungo i viali alberati, aghi di pino a trattenere acqua, la tartaruga è ancora indecisa se andare in letargo o aspettare l’ultimo caldo prima che arrivi novembre.
Sulla strada che corre parallela alla statale 16 il sole è coperto da nembi. La luce ha qualcosa di triste, di sospeso, di provvisorio. Il mare appare minaccioso e oscuro. Eppure quel prato verde intenso, margheritine bianche, ricorda che tutto è ancora possibile anche l’estate, anche la luce calda del sole. È ancora possibile scendere in acqua, nuotare. Non è inverno, non ancora, ripeti a te stesso a voce alta perché ti possa sentire, perché solo se pronunciate le parole acquistano il potere che da sempre riconosci. Non le urli però per non disturbare il timido geco che dimora tra le pietre del vecchio trullo, né la lucertola che passeggia tra i fili d’erba. La gazza nascosta tra i rami del pino ascolta, condivide il tuo desiderio, non è ancora inverno non scenderà la neve, non ora.
Ottobre, i suoi cieli di nuvole e tramonti infuocati, le giornate che cedono veloci il passo alla notte, mentre il buio anticipa, indesiderato, la sua venuta, almeno di un’ora, quanto basta perché sia già sera e torni a pensare novembre.
Ottobre, chi ha seminato raccoglierà a giugno in primavera, poco prima che arrivi l’estate a cancellare le ombre. Ritroverai la strada, i pini, i trulli, ritroverai poesia da declamare a voce alta mentre la natura ascolta.
