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Premio di poesia Afrodite, una preghiera e un grido

Premio di poesia Afrodite, una preghiera e un grido

L’aria umida soffoca il litorale di Santa Caterina di Nardò, la darsena accoglie tra sabbia e pietra, barche e mare, alcuni poeti e curiosi.

È il sedici di agosto, la cerimonia finale del premio di poesia Afrodite inizia prima che il sole tramonti. A vincere la quinta edizione è un’autrice che non può essere presente, è detenuta nella casa circondariale di Lecce. La sua poesia “Ave Maria piena di rabbia”, ha conquistato la giuria e il pubblico. I suoi versi superano le distanze, le alte pareti, le “gabbie”, arrivano sul mare pronti a salpare per giungere forse lì dove la preghiera si ferma e viene esaudita.

A.P. ha scritto “Ave Maria piena di rabbia/ il sole sorge, mi sveglio all'alba/ sezione femminile/ rimpianti senza fine/ la vita mia/ in mano alla follia/ reiterazione/ la tua prigione/ rabbia e rancore/ nostra alimentazione./ Ave Maria piena di rabbia/ la notte è lunga in questa gabbia/ il silenzio è un'utopia/ chiudi il blindo amica mia/ la notte è lunga per chi ha l'insonnia/ c'è chi prende le gocce e non si vergogna/ sezione psichiatria/ mai pensato in vita mia./ Ave Maria piena di rabbia/ mi son pentita/ aprite sta gabbia”. Pochi versi che raccontano della vita in carcere, dei reati, dei rimpianti e dei pentimenti. La voce del singolo diviene collettiva, i sentimenti comuni esposti con precisione chirurgica, il dolore mai pronunciato eppure espresso tra gli spazi bianchi tra i versi. La preghiera è grido, aprite sta gabbia, dove la notte non solo arco temporale è lunga, troppo lunga perché scorri tranquillamente e diviene moltiplicatrice del nero che avanza e opprime.

A ritirare il premio per A.P. la garante dei diritti delle persone private di libertà personale per la città di Lecce Maria Mancarella, insieme a Eleonora Rosato coordinatrice del progetto “Libere di leggere” del carcere di Borgo San Nicola.

Il secondo premio è stato conferito a Pina Petracca, di Surano, per la poesia “Dio aveva i piedi di mio padre”, mentre il terzo premio è stato assegnato a Francesco Ricco, di Lecce, autore di “Nel silenzio fragile”.

I versi viaggiano, hanno modi insoliti di superare le prigioni e di proiettarsi nel mondo. La luna osserva e la sua scia argentea sul mare è via di fuga per chi è libero di pensare.

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