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La trascendenza si compie, guardando le opere di Jodice,
sfiorando l’iperuranio torniamo a ricordare bellezza, uguaglianza, giustizia dalla prospettiva delle sue foto che tende all’infinito. Il cielo, il mare, la luce, in un Mediterraneo che è storia e culla di ciò che siamo e saremo. L’animo si riposa, torna a casa in quelle foto scattate a Efeso, Acitrezza, Paestum, Siracusa, Cartagine, Pozzuoli il mare unisce, lambendo facce diverse della stessa umanità. Mimmo Jodice dagli anni Ottanta matura un interesse sempre crescente per la memoria e l’antico, accantona l’impegno sociale e le ricerche sperimentali e si tuffa nel Mare Nostrum.
La mostra Mimmo Jodice. Mediterraneo inaugura il palinsesto di Matera e Tétouan Capitali Mediterranee della Cultura e del Dialogo 2026. Palazzo Lanfranchi la accoglie e in un tempo che si ferma e concede di prestare attenzione, infonde una quiete assoluta, una pace dall’ingordigia di immagini e di consumo che fuori da queste mura, da questa città senza tempo, assale.
Jodice decide di parlare con le statue viste in Italia, Grecia, Francia, Tunisia, Siria e Giordania, Spagna, Inghilterra e Turchia. Capace di farle respirare, vivere al di là del marmo che le contiene. Non sono statue, sono persone, dirà lui dopo aver scattato quelle immagini e si, vive appaiono a chi le guarda rapito. Un altro tempo, un altro ritmo, un’armonia mi invade. In quella luce assoluta, nella capacità di far muovere montagne, alberi e sassi Jodice nel suo bianco e nero perfetto e geometrico ci porta un po’ più in alto di quanto siamo in qualsiasi altro momento della nostra quotidianità.
Jodice in una intervista dello scorso anno rilasciata a Maria Grazia Dainelli dice “Volevo esplorare i territori invisibili dell’anima, cercare uno spazio interiore dove potermi rifugiare. È stato un passaggio naturale, quasi inevitabile: le mie immagini hanno iniziato a svuotarsi della presenza umana, le città sono diventate silenziose, sospese in una dimensione fuori dal tempo. Era come se cercassi il senso profondo delle cose, la loro essenza. La fotografia è divenuta per me una forma di meditazione, un dialogo con il mistero, che mi permette di sostare davanti all’eterno e percepire il respiro del tempo”.
Mediterraneo è un progetto ampio e sfaccettato, che si è evoluto nel tempo. Nulla di statico appare nelle sue foto che insieme costituiscono il corpus della prima grande mostra monografica istituzionale dopo la scomparsa dell’artista.

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