L’acquerugiola l’aveva sorpresa mentre passeggiava in un bosco di pini d’Aleppo a pochi chilometri dalla sua casa bianca e azzurra sul mare.
Le piccolissime e leggere gocce avevano trovato spazio tra i rami, superando le chiome per arrivare fino a lei che le lasciava le bagnassero il viso con delicata tenerezza. Il ricordo dell’ultima carezza sulla sua guancia si affacciò prepotentemente nella sua memoria. Pochi giorni prima, pochi istanti prima che lui salisse sul treno diretto a nord nella città in cui aveva trovato lavoro, “asfalto e cemento” da opporre alla natura intatta. Una decisione difficile. Lei aveva scelto di non seguirlo, aveva scelto di restare dandosi ancora una possibilità, l’ultima, per trovare nel suo territorio il lavoro per il quale aveva studiato e impegnato energie e risorse. Lui aveva accettato la supplenza per un intero anno in una scuola in una periferia di una metropoli lombarda. Italiano e storia, scuola secondaria di primo grado, partenza immediata. Un anno scolastico il tempo che lei aveva deciso di darsi prima di immaginare un orizzonte diverso ma una vita comune.
Passeggiare tra i pini le restituiva l’atmosfera ideale per continuare a cercare, per continuare a lottare per non arrendersi. Il mare e il suo vasto orizzonte spazio per sognare. Non avrebbe mai pensato di dover lasciare i suoi luoghi, i suoi spazi ma ora tutto sembrava suggerirle di andare via, lontano, per costruire un futuro.
Ancora otto mesi, solo otto, prima di dover preparare i bagagli, prima di iniziare una vita lontano dal bosco, dai sentieri conosciuti, lontano dal mare e dai suoi frequentatori abituali.
L’acquerugiola le bagnava il viso carezzandola, una lacrima scivolava via.
