
www.pressinbag.it è una testata giornalistica iscritta al n. 10/2021 del Registro della Stampa del Tribunale di Bari del 10/05/2021.
Eccomi qui: qui dove il mare luccica. Questa frase descrive perfettamente ciò che ho, adesso, di fronte a me. Sono sveglia dall’alba e
dopo aver sbrigato, velocemente, alcune incombenze ho un solo obiettivo. Sorseggio un caffè nel mio piccolo bar e raggiungo la meta. Posiziono, con attenzione quasi maniacale, la mia stuoia, vi sovrappongo il pareo (vecchissimo e pieno di buchi ma non si butta perché era di mamma mia), apro la spiaggina, la copro con un asciugamano morbido che ritrae la foto di un poster della mia Marilyn, a piedi nudi mi spoglio e mi siedo. I preliminari non sono ancora finiti. Mi tocca “ungermi” ben benino per evitare scottature avendo un incarnato roseo e delicato. La borsa-mare, contenente di tutto (perché non si sa mai dovesse servire questo o quest’altro) rigorosamente deve essere raggiungibile con un unico gesto e senza dispendio di inutili sforzi; per cui nell’ordine ed a portata di mano al suo interno ci sono: il cellulare, l’acqua, i fazzoletti, il cappello, uncinetto e lavoro in corso, eventuali libri e la matita per sottolineare ciò che va impresso meglio nella mente; nelle parti più in basso alloggiano infradito e scarpette per il mare, cambi look (numerosi), salviette umidificate. No, non è un armadio.
Credo proprio di essere pronta. Intorno a me, al momento c’è silenzio e pace, gli altri utenti sono abbastanza distanti. Ho scelto un’ottima postazione. Operazione principale: svuotare. Devo liberarmi di ciò che nei giorni scorsi mi ha messo di malumore e mi ha reso triste. La tristezza, il malumore, le delusioni e le incomprensioni, le sofferenze ed il dolore, la rabbia, le brutte notizie; tutto ciò, lo so, fa parte della vita e bisogna affrontare e non evitare. Ma non ora, non qui. Il mio sguardo, adesso, è concentrato, incollato, incantato su quell’azzurro che si muove pochissimo e che luccica. Quanto luccica. Il sole crea delle minuscole lucine che appaiono e scompaiono e si susseguono velocemente. È una visione unica. Un tessuto di quelli preziosi, che si scelgono per un evento importante, leggero, trasparente e quasi impalpabile tempestato di swarovski, minuscoli cristalli, suppongo di vetro, che grazie alla rifrazione della luce scintillano meglio di preziosi diamanti. Seconda operazione: respirare con movimenti lenti di inspirazione ed espirazione. L’aria che entra piano dal naso ed esce dalla bocca ha il compito di ossigenare e purificare ciò che “dentro” crea un ristagno di rancori, rimpianti, ricordi poco piacevoli, immagini di esperienze che sarebbe meglio non conservare ma rimuovere. Adagio l’aria comincia ad uscire ed il respiro diventa un benefico massaggio. Tuttavia quando ci si ferma, a volte, proprio il sostare senza avere fretta, porta la mente a navigare. È quasi automatico, per un attimo, distolgo gli occhi dal mare, si chiudono. Mi tieni la mano per non farmi cadere, la spiaggia è piena di grossi ciottoli, l’accesso al mare non è affatto semplice e nonostante le scarpette (che ovviamente tu non indossi) sono finita per terra gambe all’aria. Che dolore lì dove non batte il sole. Ridere è l'unica soluzione. Manca pochissimo per godere finalmente di un bagno refrigerante e appena in acqua con un bacio passa tutto il dolore. Tu vai a nuotare al largo, io resto più a riva nella posizione del “morto”, guardo il cielo e mi nutro di sole. Gli occhi si riaprono ed in effetti sto guardando il cielo, mentre una lacrima insidiosa sta provando a rovinare tutto, un motivetto che ho in testa si fa strada: tu ritorni da “me”, senza niente da dire, senza tante parole ma con in mano un raggio di sole per “me”.

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