
www.pressinbag.it è una testata giornalistica iscritta al n. 10/2021 del Registro della Stampa del Tribunale di Bari del 10/05/2021.
È il settimo mese dell’anno, conosce l’estate calda, comprende le prime grida dei vacanzieri, ascolta i sussurri del vento tra gli alberi.
Luglio, il sole che brucia la pelle, il mare refrigerio e la montagna pronta a sorprendere. Luglio, brucia l’asfalto nelle città e vaste zone del territorio. I campi di grano ormai raccolto conservano balle rotonde. Luglio e senti già le cicale cantare e le gazze amoreggiare tra le fitte chiome. Una tortora malinconica tuba, un suono ritmico, profondo e lamentoso nell’afa pomeridiana. “Afa di luglio. Il canto che non varia/ delle cicale; il ciel tutto turchino;/ intorno a me, nel gran prato supino,/ due fili d’erba immobili nell’aria./ Un sopor dolce, una straordinaria/ calma m’allenta i muscoli. Persino/ dimentico di vivere. Mi chino/ coi labbri ad una bocca immaginaria…/ E sento come divenute enormi/ le membra. Nel torpore che lo lega,/ mi pare che il mio corpo si trasformi./ Forse in macigno. Rido. Poi mi butto/ bocconi. Nell’immensa afa s’annega/ con me la mia miseria, il mondo, tutto”, scriveva Camillo Sbarbaro.
Luglio, le barche lasciano il porto, bambini in spiaggia a respirare aria di mare sotto un cielo azzurro intenso. La notte calda invita a dormire fuori sotto le stelle pensando al giorno successivo. In mattina di luglio Franco Fortini scrive “Nulla flette al largo la riga vergine/ della mattina e nulla nell'aria trema/ se non fili o la timida vertigine/ delle fogliuzze dei salici. Chi rema/ va in un medio placido sulla voragine./ I primi gridi si isolano./ Noi ci siamo venduti alla paura,/ a vizi inavvertiti, alla speranza,/ alla pietà”.

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