David Byrne atterra a Bari con Who is the sky? Una dichiarazione d’intenti già dal titolo che sovverte tutte le regole.
Chi è il cielo? Tutti siamo il cielo. Lui, i suoi dodici musicisti e ballerini, mobili, fluidi, nessuna postazione, una performance artistica di tredici persone, nessuna differenza di genere, età, nazionalità. Tutti vestiti di arancione, suonano, cantano e ballano dall’inizio alla fine. Lui è musicista e direttore d’orchestra, si muovono senza sosta all’unisono sulle note di Byrne e dei Talking Heads.
Il palco è completamente vuoto, non ci sono postazioni, nessun amplificatore visibile, cavi, aste di microfoni, strumenti. Sui musicisti imbracature wireless per suonare gli strumenti. Fluidi nello spazio, sullo sfondo i ledwall che proiettano immagini monocrome, il cielo, la sua casa. Non è solo un concerto, ma una performance artistica in bilico tra musica, danza e teatro.
Gioca come chi sa giocare con la musica. Piedi per terra, testa fra le nuvole…Mai per denaro, sempre per amore. Intona This Must Be the Place (Naive Melody) e tutto si inverte come la prima volta. Il chitarrista suona il basso, il bassista le tastiere, il tastierista la chitarra e lui dondola sulla sua naive melody.
Dentro la musica in una galassia di modi diversi, oltre i Talking Heads suona e scrive con Brian Eno, Caetano Veloso, Paul Simon. Co-scrive la colonna sonora de L’ultimo imperatore di Bertolucci con Ryūichi Sakamoto e Cong Su e vince un Oscar, un Golden Globe e un Grammy.
Le immagini di una America in cui non si riflette più si susseguono sul ledwall, l’ice, le violenze, gli arresti, le proteste di massa.
Un cerchio perfetto si chiude, un artista che suona, scrive, canta, balla, pensa, prende parte al mondo che gli appartiene, non gli scorre semplicemente accanto. Nessun imbarazzo, solo la scelta da che parte stare. Tutto è politico. Sul palco. Anche giù dal palco, seppure in maniera diametralmente opposta. Gli occhi restano su quell’ultima cena, 13 persone sul palco e il pubblico che canta, balla, sorride, riprendendosi il suo tempo. Il resto è un contorno stonato.
Per una volta nella vita ho un’epifania, cosa ho fatto? Che vita sto vivendo?
Lo stesso di sempre, lo stesso di sempre¸ lo stesso di sempre. Lasciando che i giorni passino, ancora una volta dentro l'azzurro. Una volta nella vita, lasciando che i giorni passino.
Once in a lifetime, la mia epifania è stata David Byrne.
