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La finestra sulla Selva

La finestra sulla Selva

In auto, la strada statale che costeggia il mare. Si susseguono immagini dai colori brillanti.

Scorrono veloci, così come le auto che cercano di superarsi, quanta fretta. Gente che va al lavoro, gente che non vede l’ora di arrivare per trovare un angolino comodo al mare o ha urgenza di giungere alla casa in campagna, collina o mare per poterci far entrare aria fresca, rigenerante, per accogliere l'estate in arrivo. Arrivata al bivio proseguo e pian piano si comincia a salire per raggiungere la strada panoramica. Curve a gomito e tornanti, vegetazione lussureggiante fino ad arrivare più in alto, quattrocento metri circa sul livello del mare. 

Tornano alla mente le voci dei bambini, le loro grida in auto mentre litigano per sciocchezze, le parole, le risate che riempiono l’abitacolo. Mentre salgo, i parapendio colorano il cielo donandomi una sensazione di gioia e di libertà. Chissà come sarebbe stare lassù tentando di dominare il vento lasciandosi semplicemente trasportare, senza paure, senza limiti e confini, appartenendo in quei momenti, solo al cielo. Che panorami mozzafiato arrivati in alto.

Giunta a casa una sensazione piacevole di rilassamento, tutto è in ordine, così com’è stato lasciato. Comincio ad assaporarne la tranquillità. Niente rumori di auto, urla che arrivano dalla strada, niente corse frenetiche. C’è solo il silenzio con me, abita qui in questo luogo che appare sempre incantato, a ridosso del bosco.

Nel pomeriggio una passeggiata tranquilla sulla piccola strada principale, cielo terso in questa bella giornata di primavera. Seduta alla panchina osservo. Ecco un bimbo che comincia a muovere i primi passi, si volta indietro per ricevere l’approvazione della mamma, poi guarda avanti e continua spavaldo, ride di gusto, soddisfatto, ora sa camminare da solo. Le tortorelle e il merlo avviano un concerto, ad un certo punto c’è l’attacco dei passerotti e cardellini, manca solo l’usignolo. Tutti seguono il loro ritmo non c'è spartito, non c’è un direttore d’orchestra ma la melodia è davvero armonica e non c’è nulla che ne disturbi l’incanto. L’aria è calda, ma a tratti viene rinfrescata da folate di vento, il respiro della natura. È terminato il mese di maggio, le strade si ripopolano, giovani famiglie in bici o a piedi passeggiano in modo più tranquillo, non c’è frenesia di arrivare, il ritmo del tempo sembra allungarsi come le giornate, la luce domina le tenebre. Si va verso l’estate. 

Mi riapproprio anch’io del tempo. Respiro a pieni polmoni aria pulita. Cerco di fare scorta di sensazioni di benessere. Cerco il profumo nei cespugli di gelsomino e nell’erba appena tagliata nelle ville che dopo l’inverno vengono riaperte, rinfrescate, ridipinte. Passo davanti ad una casa formata da più trulli, un signore da più di trent’anni, ogni anno, ridipinge il suo cancello con movimenti lenti, antichi, come fosse un rituale, comincia in primavera e completa a fine estate. Si prende cura della sua casa. 

Respiro a pieni polmoni. Canto, mi sento libera, non mi sento più soffocare, nelle strade deserte, odore di legna bruciata. Mi perdo piacevolmente per le strade di campagna, cespugli, alberi, profumi di erbe aromatiche che nessuno riconosce più. Sarà presto giugno. Gli alberi sì vestono di colore: gelsi, ciliegie, albicocche, prugne, frutti che maturano lentamente. La natura non ha fretta, ogni cosa ha il suo tempo e deve essere rispettato. Laggiù spighe di grano non ancora pienamente mature per essere trebbiate, qui e là qualche papavero spicca maestosamente in mezzo al fiume dorato. E ancora, ginestre in fiore, di cui il vento trasporta il profumo. Le farfalle si inseguono e danzano vibrano con le loro ali nell’azzurrità del cielo. Qui le strade portano il nome degli alberi, doveroso omaggio alla natura che in questi luoghi domina in modo selvaggio. Sono felice. Si è fatta sera, le prime stelle cominciano a brillare nel cielo libero da nubi, l’aria è rarefatta. La luna splende nel cielo nella sua interezza, bella, piena, perfetta. 

Illumina la notte ed invita a sognare.

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