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Cerco il cielo

Cerco il cielo

Cerco pause da questo continuo andare che porta con sé la tempesta e l’alba, la notte, il freddo e il calore

“E ogni pausa è cielo in cui mi perdo, serenità d’alberi a chiaro della notte” scriveva Quasimodo. Mi serve un miracolo, che sia conforto, che ridoni al giusto un senso. Un miracolo che io non so cercare, lo chiedo a Whitman “Per quanto mi riguarda io non conosco altro che miracoli,… la meraviglia del tramonto, le stelle che brillano placide e luminose, o la delicata sottile curva della luna nuova in aprile; queste cose, e le altre, una e tutte, sono miracoli per me, a tutto si riferiscono anche se ognuna è distinta dalle altre, e al suo posto”.

Sono ovunque, si ovunque, datemi occhi per trovarli. Chiederò a Sara Teasdale un po’ del suo cielo, li cercherò lì in “un cielo pieno di stelle sopra la mia testa, bianche e topazio e rosso nebbioso; miriadi con cuori di fuoco pulsanti che eoni non possono irritare o stancare”.

E se non riuscirò a vedere come William Wordsworth vagherò solitaria come una nuvola “che fluttua in alto sopra valli e colline, quando all'improvviso vidi una folla, un mare, di giunchiglie dorate; vicino al lago, sotto gli alberi, tremolanti e danzanti nella brezza. Intermittenti come stelle che brillano e luccicano nella via Lattea, si estendevano in una linea infinita lungo il margine della baia: con uno sguardo ne vidi diecimila, che scuotevano il capo danzando briose”.

E in quella scia luminosa di stelle ne scelgo una, lascio a Keats il suo canto “Stella luminosa, vorrei fissarti sempre, come un cuore fedele, non mosso dal tempo né dal vento. Vorrei restare immobile, mentre il mondo dorme sotto il tuo cielo, e la mia anima si unisce alla tua luce eterna.”

L’inquietudine mi assale, prima piano e allora riguardo le stelle, le stesse che guardava Wendell Berry “E avverto sopra di me le stelle, pallide e cieche durante il giorno, in attesa di venire accese. Per un istante, riposo nella grazia del mondo, e sono libero”.

Ma a volte la poesia non basta, “E quando il tramonto può respirare, dal mare illuminato sottostante, i suoi ardori di riposo e d'amore, e il drappo cremisi della sera può cadere dalle profondità del cielo lassù, con le ali ripiegate riposo, sul mio nido aereo, immobile come una colomba che cova”. Lo sapeva Percy Bysshe Shelley.

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