Cultur&motive

Se un poeta scrive lettere, d’amore

Se un poeta scrive lettere, d’amore

Lui un poeta che tesse quadri con i suoi versi restituisce verità e fa palpitare cuori. Amori, passioni, perdite, assenze, vuoti, emozioni.

Anche il poeta scrive lettere, ad una donna incontrata per volontà di lei e poi qualcosa scatta, qualcosa. E sette anni di carteggi e restano a noi alcune lettere di lui.

How I see our life... Ho già quasi risposto nella pagina precedente e nelle altre lettere. Per me, credo che passerei volentieri la vita a lavorare accanto a te - and kiss your lips, your kneels... and so on. Stubborn pride... Austrian eyes... Ma perché credi che io non ti conosca? Dietro gli austrian eyes io ho visto tutto il background. C’è di più? Lo so, non conosco ancora tutto, ma so abbastanza che non ho mai incontrato una donna come te e che certamente nessun uomo potrà sentire per te quello che io sento. Non so se ciò basti a vincere lo stubborn pride”.

Ed ancora “pensa allo stato in cui mi trovo, mancando di tue notizie dal 9 scorso, e avendo saputo, per ultima cosa, che eri ammalata. Se continua di questo passo finirò per impazzire. Tutto mi pare possibile e non ho più un momento di tranquillità…Non so che dire, che fare e che pensare. … Darling, non è vero, per parte mia, che ci siamo già scoraggiati. Io sono ben capace di amarti per tutta la vita anche se dovessimo stare sempre lontani; ma questo, di cui sono capace io, non è detto che debba augurarlo a te, anche se possa lusingare la mia vanità. Questa è l’origine delle così dette rabbit hole letters; ma tu non hai detto e scritto spesso molto di peggio?”.

E poi “Sono ancora, probably, ossessionato dagli stupidi tricks dei miei nervi - e spaventato dalla paura di poterti spaventare – è atterrito dall’idea di poterti fare del male, troppo male, io che volevo, che voglio tanto bene per te. Così cammino al buio, col cuore di pietra e col sangue acceso di te. Non sono una persona vera e propria, ma tre o quattro frammenti di uomo messi insieme e senza legami tra di loro. Ma ora non ti parlo di me, altrimenti ne avresti una cattiva impressione, e io voglio che tu sia forte e contenta al massimo. … io credo che veramente qualche cosa è prossima a risolversi; te lo dico per scrupolo - perché potrebbe altrimenti succedere che quando ti annunzio il fatto compiuto tu sia già irreparabilmente perduta per me. Ma non so ancora se, e come e quando – e l’orrore è troppo grande. Soprattutto è troppo grande il rimorso e il disprezzo di me - e a questo come rimediare? e come sopravvivere? Forse faccio il mio dovere a dirti così, forse sarebbe bene non ti mandassi nemmeno queste righe. Non so se sono responsabile di ciò che dico e faccio, o se anche l’irresponsabilità è l’alibi di un vile. Ho tutte le tue lettere ma mi mancano le forze per rileggere e rispondere. Non scrivere per ora. Ti amo cento volte più di prima, e anche questa di dirtelo è forse la peggiore delle mie vigliaccherie”.

Lui, il mittente, Eugenio Montale, lei, la destinataria, Irma Brandeis.

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