Visioni d'insieme

Intelligenza artificiale?

Intelligenza artificiale?

Quando abbiamo smesso di trovare nel pensiero l’intelligenza e abbiamo iniziato a cercarla nel comportamento, è cambiato tutto.

Il passaggio dall’essere al fare se da un lato ha amplificato la capacità di arrivare a soluzioni prima impensabili, dall’altro ha ridotto l’essere umano a mera statistica e nei numeri della statistica l’intelligenza artificiale trova humus fertile. Ciò che diventa arida è l’umanità, qualsiasi cosa o persona è considerata una minoranza diventa statisticamente irrilevante.

Ne abbiamo parlato con Francesca Lagioia, professoressa associata all’Università di Bologna e allo European University Institute di Firenze, si occupa dei problemi etico-giuridici dell’intelligenza artificiale, di metodi computabili del ragionamento giuridico e di costruire sistemi di intelligenza artificiale capaci di identificare violazioni commesse da esseri umani o altri sistemi di Ia al termine dell’ultimo incontro della rassegna Umano, non umano del teatro Kismet di Bari.

Siamo nella primavera dell’intelligenza artificiale, seguirà un’estate o tornerà l’inverno?

Secondo me non siamo vicini a un inverno in questo momento, perché di fatto ci sono sempre degli sviluppi tecnologici e gli inverni di solito arrivano quando le cose non funzionano. Credo però che potrebbe esserci un assestamento.

Questo assestamento si può modellare? Si possono evitare i rischi dell’Ia  come la perdita di posti di lavoro?

La questione è complessa, della fine della società fondata sul lavoro si è parlato tantissimo. Per esempio, negli anni ‘30, a un certo punto, l’economista Keynes, scrive un libro “Prospettive lavorative future per i nostri nipoti” dove dice che a causa del sviluppo tecnologico e dell’industrializzazione, di fatto la specie umana si sarebbe trovata per la prima volta con due problemi da risolvere. Il primo, la disoccupazione e il secondo, cosa fare del nostro tempo libero.

Nel secondo dopoguerra, nei Paesi occidentali, ma anche negli Stati Uniti, in Canada e Giappone, c’è stato un aumento della ricchezza generale, il boom economico. Dipeso da una serie di fattori, vengono rafforzate tutta una serie di leggi che già esistevano, penso per esempio alle leggi antitrust, che spezzano i monopoli all’interno del mercato e di fatto permettono la nascita di nuove imprese e cresce la domanda di nuova forza lavoro. Se noi guardiamo a quello che sta succedendo oggi, le leggi antitrust sono praticamente inesistenti. Poi l’Europa ha scarsa influenza perché le compagnie sono americane e negli Stati Uniti le leggi antitrust non si applicano. Quindi oggi abbiamo dei grossi monopoli che di fatto chiudono il mercato all’accesso di nuove imprese.

Il secondo aspetto sono i movimenti, per esempio per i diritti civili, che vengono rafforzati in quegli anni lì, nascono le norme sul salario minimo, i sindacati si rafforzano. Se noi guardiamo quello che sta succedendo in questo momento, abbiamo una forte erosione dei diritti. Prima gli Stati investivano in tecnologia capace di creare nuova forza lavoro, nascono i primi computer, poi internet, nascono dei lavori che Keynes neanche prevedeva, penso all’entertainment, tutto il settore dei servizi, della comunicazione. Adesso stiamo investendo in che cosa? Tecnologie militari, sorveglianza di massa, che probabilmente non ci porteranno a creare nuovi lavori.

Se poi guardiamo a quello che sta succedendo sull’educazione o sulle università, il nostro Governo ha fatto delle norme o cercato di farle, di controllo. A un certo punto ha provato a far passare l’obbligo per i docenti di denunciare gli studenti che in aula portavano avanti certe visioni politiche, hanno fatto delle interrogazioni parlamentari su corsi che si occupavano di lgbt e hanno fatto una serie di norme che hanno penalizzato tantissimo le università sui finanziamenti pubblici e hanno iniziato a finanziare le università telematiche e quelle private. Perché? Perché se io non frequento l’università, ma seguo un corso online, non sviluppo pensiero critico, non ho un dialogo, subisco passivamente di fatto l’informazione. Quindi esiste un rischio? Sì. Le conseguenze dipenderanno da quello che faremo. Quello che sappiamo in questo momento è che in realtà le categorie più a rischio sono i giovani.   All’inizio pensavamo che a rischi fossero i blue collars, ma oggi sono a rischio anche una parte di lavori intellettuali, penso alle traduzioni. Il punto è: saremo in grado di riformare le persone e di creare nuovi lavori?

Non c’è il rischio di perdere capacità di analisi, di critica, di pensiero? Non potrebbe esserci una regressione del pensiero umano?

Dipende. Se io non interagisco con l’intelligenza artificiale, ma le delego il compito, su questo i primi studi sono effettivamente inquietanti perché producono, una diminuzione della capacità di connessione neuronale rispetto a quelli che invece o non la utilizzano, nell’esercizio di una serie di compiti, oppure la utilizzano in maniera, diciamo così, interrogativa, cioè quindi attraverso un dialogo, mettendo in dubbio, facendo altre domande e poi, diciamo, svolgono il compito sulla base dell’interlocuzione e non di una delega totale. In questi casi potrebbe esserci una evoluzione, il cervello funziona anche così, quando sa di poter assolvere un compito necessario in maniera funzionale (quindi con l’ausilio di uno strumento tecnologico ndr), di fatto libera spazio di memoria per altri compiti che sono più complessi.

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