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Costantino Nivola, l’uomo della sabbia

Costantino Nivola, l’uomo della sabbia

Costruiva magnifici castelli sul mare con Claire e Pietro i due figli avuti da sua moglie Ruth Guggenheim, l’uomo della sabbia.

 Costantino Nivola nasce in Sardegna a Orani e in quella terra di sabbia, di pietre e di mare c’era tutta la sua visione artistica.

Il linguaggio con cui avrebbe comunicato con il mondo intero era già dentro di sé. 

Studia a Monza all’Istituto di Industrie artistiche, i suoi insegnanti sono l’architetto Giuseppe Pagano, lo scultore Marino Marini e il grafico Marcello Nizzoli, tra gli altri. Il suo talento era una certezza mai messa in discussione, un punto di partenza su cui spiccare il volo. Parteciperà alla sesta Triennale di Milano a 26 anni, l’anno dopo esporrà all’Internazionale di Parigi. Torna in Italia e diventa grafico dell’Olivetti e solo un anno dopo assume il ruolo di direttore artistico. Frequenta Salvatore Quasimodo e Alfonso Gatto. L’arte non ha confini e la poesia è così vicina alla sua visione.

Diventa presto uno dei tanti italiani senza patria, le leggi razziali gli impongono di andar via per salvare la moglie ebrea dalle persecuzioni. Va in Svizzera, poi in Francia e infine negli Stati Uniti con il suo “bagaglio di gioventù, talento e accento straniero”.

Quando arriva a New York è folgorato dalle mille luci sulla città, dai grattacieli che brillano di notte, dalla moltitudine di persone che la affollano e scrive all’amico artista e conterraneo Salvatore Fancello definendo il tutto uno “spettacolo fantastico”. Ma anche la futuristica New York non guarda avanti quanto lui, lo considerano troppo moderno. Ma durerà poco. Nivola diventa nel 1941 direttore artistico di Interiors e di Pencil Points e contemporaneamente cresce in lui il sentimento antifascista, il passato è lì davanti ai suoi occhi. Le fughe, le persecuzioni, lo sterminio. Diventa membro della Mazzini Society creata da Gaetano Salvemini che annovera tra i suoi membri anche Arturo Toscanini.

Il suo punto di vista diventa il fulcro del dibattito culturale di una città che sa evolversi. Due cose non hanno mai avuto limiti nella sua vita: il tempo e lo spazio.

Freneticamente si sono susseguiti i suoi risultati e le sue opere. Nel 1942 si tiene la sua prima mostra personale, alla Betty Parson Gallery fucina newyorkese di giovani artisti.

Ma New York ha il caos dentro di sé, ti lusinga e ti frastuona. Nivola ha una prima crisi esistenziale, ne verrà fuori grazie a Le Corbusier,  il maestro dell’architettura moderna, conosciuto nel 1946 e con il quale condivise per 4 anni lo studio. 

“Monsieur Nivola lei ha talento; credo che avrà delle possibilità. I suoi lavori sono come burattini e lei deve imparare a tirare i fili; deve imparare il ruolo che ogni elemento gioca in una composizione plastica”.

Le parole del maestro saranno illuminanti e faranno chiarezza nel giovane artista sardo che finalmente vedrà chiaramente dentro di sé. Il tumulto si placa, ricorda le spiagge, la sabbia, la luce, le pietre, il mare. Si trasferisce con la famiglia a Springs, Long Island dove risiedono artisti del calibro di Jackson Pollock, Willem de Kooning, Saul Steinberg, ne diventa amico. Giocando sulla sabbia con i due figli Claire e Pietro ha la perfetta visione di quello che sarà il suo linguaggio. Nasce il sandcasting. La rivista Look il 19 giugno del 1951 lo definisce per la prima volta Sandman, l’uomo della sabbia. 

“Cerca un luogo pulito, inumidisci la sabbia e assicurati che la marea non arrivi” spiega lui di questa arte nuova e antica al tempo stesso. Tutti ne sono conquistati. L’uomo che rincorreva il tempo, sfidava lo spazio. Quando la Olivetti gli commissionò un basso rilievo per la sua nuova sede di New York sulla Fifth Avenue, lui realizza un’opera di venti metri di lunghezza per quattro di altezza. A chi gli chiede il significato di quella monumentale opera in sabbia, risponde che “potrebbe significare qualsiasi cosa, ma se proprio devo attribuirgliene uno, direi ospitalità”.

Lo spazio si espande sotto le sue mani. Realizza la facciata da 300 metri quadrati del Mutual of Hartford Insurance Company, le sculture dei Morse and Stiles College di Yale. Negli anni Sessanta insegna in alcune delle più prestigiose facoltà americane: la Columbia, Berkeley, Harvard. Il talento di un uomo che pensava in grande più di chiunque altro non aveva confini. 

“I miracoli avvengono e hanno la tendenza a succedere al momento opportuno” scrisse nelle sue memorie, lui che era un indomito miracolo di talento e stupore. 

Torna in Italia per la quadriennale d’arte nazionale a Roma nel 1965. L’anno dopo nella sua Sardegna, a Nuoro realizza la piazza dedicata al poeta Sebastiano Satta.

Attraversa nuovamente l’oceano, l’arte lo chiama. Realizza le sculture della Public School 320 di Brooklyn, i graffiti e i rilievi del Children’s Psychiatric Hospital nel Bronx. L’Italia gli chiede di realizzare la scultura che rappresenterà il Paese alle Olimpiadi di Città del Messico

Costantino Nivola è ovunque con le sue immense opere senza tempo che parlavano a tutti in una lingua solo sua.

La sua conterranea Maria Lai, a chi seppur affascinato non capiva le sue opere di tela e filo, citava sempre una sua frase “Sono cose talmente semplici che nessuno le capisce”.

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