Una scalinata tra cielo e mare

Una scalinata tra cielo e mare

Scende sino al mare e poi sale sino al cielo, punti di vista. In una vista d’insieme come una boccata di ossigeno spruzzata di sale di mare. 

Cinquantuno scalini, forse, ho perso il fiato e anche il conto. Uno per dare il via libera alle danze, uno per dire sì, uno per ribadirlo un po’ più forte, uno per sentire il profumo del mare, uno per il vento sulla pelle, uno per sentirsi come in un film di Fellini, se è notte e le luci ai suoi fianchi illuminano i gradini lasciando il resto del mondo avvolto dal mistero insondabile del buio. 

 Potrei essere a Roma e allora mi bagnerei nella fontana della Barcaccia. Se piovesse sarei ad Arezzo, sotto la pioggia, qualcuno stenderebbe per me un interminabile tappeto rosso per farmi scendere senza bagnarmi i piedi, chiamandomi principessa. Se qualcuno accanto a me mi amasse salirei tra le sue braccia come a Tara, su gradini ricoperti di velluto rosso. Apro gli occhi, ma non serve, so dove sono, sento il mare, sono a Polignano, sento le onde infrangersi sugli scogli, sento le voci in basso di chi è in spiaggia sui ciottoli per un bagno lunare. 

 Se è notte non vedi altro, vedi solo quei gradini che non sono un milione ma lasciano ugualmente il vuoto ad ogni scalino. Non un braccio a cui aggrapparmi, ho il sogno, la magia di questa scalinata che porta al mare blu come il cielo dipinto di blu dove rapito dal vento incominciavo a volare nel cielo infinito.

Sento, leggera come un refolo di vento, una canzone che inizia a salire, vorrei alzare le mani abbracciando il cielo ora intorno a me.

E le sue parole escono dalla mia bocca, mentre continuo a scendere e guardo davanti a me, com’è profondo il mare. Tutte le parole sono gia state dette, magari resto in silenzio e scendo per poi risalire verso un cielo trapunto di stelle.