
www.pressinbag.it è una testata giornalistica iscritta al n. 10/2021 del Registro della Stampa del Tribunale di Bari del 10/05/2021.
Raramente si incontra una persona capace di spargere sul mondo una sorta di polvere magica.
Una persona con i piedi ben piantati a terra, che ha attraversato il dolore e il male ma ha saputo custodire la capacità di sognare, di spiegare le ali e donare leggerezza a chi le sta intorno. Giulia Parravicini è così, incantevole e rara. Insieme a lei parliamo del suo libro Ali di farfalla, edito da Abax e illustrato da Monica Rizzi. Un progetto che abbiamo visto nascere e che ora, finalmente, spicca il volo.
Andiamo alla radice del tuo incantesimo. C’è un’immagine, un profumo o un segreto d’infanzia che custodisce la nascita della tua passione per la scrittura?
Sì, direi di sì. Sicuramente ho sempre amato scrivere. Da piccola scrivevo pagine e pagine dei miei diari segreti. Da grande mi sono sempre sentita più a mio agio a scrivere che a parlare. Ovviamente perché potevo pensare a ciò che avevo da comunicare, sciogliendo meglio i nodi dei pensieri. Ho avuto la fortuna di avere dei buoni professori che mi hanno fatto leggere buoni libri, alimentando la mia passione. E poi sono sempre stata una sognatrice e adoro scrivere i miei sogni.
Le tue rime sembrano fili tesi tra il cielo e la terra: sanno far ridere il cuore con la leggerezza di una piuma, ma sanno anche toccare le corde più profonde e dolorose dell’anima. Come riesci a far danzare insieme queste due anime, la luce e l’ombra, nella stessa melodia?
Credo che questo sia proprio il bello delle filastrocche. Con la leggerezza di una rima si possono dire cose potenti. Forse questo modo di scrivere mi ha scelta per questo, è un po’ come me. Vedo le cose con profondità, ma cerco di volarci sopra con leggerezza. Questo stesso mood lo metto in ciò che racconto.
Ali di farfalla ha il profumo delle cose sospese e delicate. Ci prendi per mano e ci porti nel momento esatto in cui questa creatura di parole ha iniziato a battere le ali nella tua mente?
Ho fatto un sogno tempo fa, creavo qualcosa a cui davo il nome Ali di Farfalla. Sceglievo questo nome perché le ali di farfalla sembrano delicate, ma hanno la forza di spiccare il volo. Che forza! Anni dopo ho avuto l’occasione di partecipare ad un corso di scrittura proposto dall’associazione Bag con Komen. Dovevo scrivere qualcosa e dopo che, una mattina in foresta con la mia bambina e mio fratello, abbiamo scoperto che le farfalle dalle ali bianche si chiamano cavolaie, è nata la protagonista do questa storia per bambini a cui poi Monica, l’illustratrice, ha dato proprio il volto che avevo immaginato.
Nelle tue pagine i confini del mondo sfumano e l’impossibile diventa di casa, persino quando il finale lascia l’amaro in bocca. Se per un solo istante la tua penna avesse il potere di ridisegnare la realtà fuori dal foglio, quale finale daresti a una storia che nella vita reale è rimasta a metà?
In realtà quando scrivo cerco già di dare il finale che vorrei. E, può sembrare banale, ma vorrei sempre il lieto fine. Anzi, mi aspetto che ci sia sempre il lieto fine. Accetto con difficoltà una fine triste e sia nei racconti che nella realtà provo a fare andare le cose proprio dove e come vorrei che andassero. Ho varie storie rimaste a metà nella vita reale. Penso continuamente a quale sia il finale giusto per loro, diciamo che sto ancora cercando le parole giuste per dar loro il lieto fine che meritano.
Tu sei come le tue parole, incantevole, quale sarà la tua prossima magia?
Beh, Ali di farfalla ha appena spiccato il volo e vorrei portare la sua innocente magia nelle scuole e nelle case di tanti bambini. Poi con mia figlia, abbiamo già sognato ed inventato altre bellissime storie, a cui non vedo l’ora di dare un volto e delle pagine.
Grazie per queste domande cariche di magica dolcezza e gentilezza, è qualcosa di così raro da trovare oggi, che mi stupisce sempre.

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