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Fu Leo Ferrero a leggere a Irma Brandeis alcune poesie di Ossi di seppia di Eugenio Montale. Scattò qualcosa, lei volle conoscere il poeta.
Due anni dopo, da quel primo ascolto nel 1931, lei bussò al Gabinetto Viesseux e chiese di vedere Eugenio Montale. Era il 1933. “Un incontro disastrosamente stupido che avrebbe dovuto porre fine alla nostra conoscenza. Non ricordo come lo superammo. Ci rivedemmo ogni giorno e poi, quando in settembre rientrai negli Stati Uniti e ripresi il mio lavoro di docente, ci scrivemmo ogni settimana”, riporterà lei in una lettera al lettore in cui annuncia di possedere “ogni biglietto e ogni lettera scrittimi da E. M: tra il 1933, anno in cui ci conoscemmo, e il 1939”.
Lettere a Clizia, di Eugenio Montale, edizione Lo Specchio, a cura di Rosanna Bettarini, Gloria Manghetti e Franco Zabagli, con un saggio introduttivo di Rosanna Bettarini, raccoglie e classifica in ordine cronologico le 156 lettere del poeta ligure, 154 della donazione Brandeis e 2 della donazione Cook, e due lettere di Irma Brandeis, una mai spedita al poeta e una al lettore.
Alcune frasi delle lettere di Eugenio Montale “Cerco persino di pensare a te il meno possibile per non soffrire. È una fase così, molto idiota: passerà. Mi manca ogni centro di gravità. … Se continua di questo passo finirò per impazzire. Tutto mi pare possibile e non ho più un momento di tranquillità… Non so che dire, che fare e che pensare non ho mai incontrato una donna come te … Così cammino al buio, col cuore di pietra e col sangue acceso di te… io sono un uomo onesto, ecco la verità, anche se la disgrazia può apparirti una colpa … Quel giorno, anzi quella sera, sei venuta spontaneamente da me e io ti ho amato anche per questo, perché eri generosa e intelligente …Ora cerca di capirmi, non pensare che questa sia una lettera di rottura, e ricordati che ti adoro. Se non fosse per il dispiacere che tu proveresti, vorrei morire stanotte…Non posso dirti a parole quanto ti voglio bene, solo vorrei che quando siamo insieme tu mi permettessi di stare spesso zitto e ti rassegnassi alla mia inevitabile dullness…Good night, cerco ancora di vivere per te…”.
Le lettere non sono solo frasi, tanti i silenzi, le argomentazioni, gli appunti della vita che scorre, incontri, poesie, pubblicazioni, critiche. L’universo ermetico Montale emerge in questo carteggio ed anche l’incapacità di dire addio.

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