Visioni d'insieme

Il mare mi insegna

Il mare mi insegna

Per non dover finire mai il mare ha deciso di diventare cielo.

Il colore è un celeste di Svezia che richiama la luce invernale del nord Europa e le notti bianche estive quando la volta celeste sembra intessuta di fili d’argento.

Parlano tra loro come se intorno non ci fosse il mondo ad ascoltarli, si raccontano storie infinite e profonde rimandandosi lo scettro dell’eternità. Giocano come se non ci fossimo noi, piccoli e brevi nel nostro essere umani. Storie che vorrei ascoltare. Mi illudo che l’acqua, specchio primordiale, racconti a me le sue storie senza fine sospese tra passato e futuro. Mi illudo che ogni bagliore del cielo sia lì per illuminarmi, così etereo, così leggero.

Sento i loro sussurri nello sciabordio delle onde e nel sibilo del vento. Forse parlano di scoperte antiche e meravigliose, di passaggi nascosti tra un mondo e l’altro.

Nei mondi che non sono ancora stati scoperti, come Anais Nin, respiro. Fresca e profonda ogni molecola dal naso scivola giù sino ai polmoni, all’improvviso la bocca si apre, come un’onda che si infrange sugli scogli, così l’ossigeno arriva al cervello, le sinapsi brillano e io non so perché. Percepisco sfumature che a parole non sono raccontabili. I colori, una stele dimenticata, decifrano il linguaggio delle emozioni. Il bagliore del cielo, quel celeste sussurrato, l’argento che si riverbera nell’aria. Sento.

Nello svolgersi infinito delle sue onde, contemplo la mia anima come in un verso di Baudelaire o come declamava Neruda “Ho bisogno del mare perché mi insegna: non so se imparo musica o coscienza”.

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