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Somewhere over the rainbow

Somewhere over the rainbow

Percorrendo una strada che faccio abitualmente, quasi all’ora del tramonto,

guardo il mare: non ha orizzonte, si presenta come un'unica distesa celeste pallido, mare e cielo uniti, senza alcuna separazione; alla mia sinistra si impone maestoso il Gargano avvolto in un azzurro scuro, quasi blu, è lontanissimo ma io ho l'impressione di toccarlo.

Se solo avessi imparato meglio a dipingere, (ho persino frequentato un corso di acquerello), al mio ritorno a casa avrei dipinto il più bello dei quadri raffigurante uno dei tanti spettacoli che la natura ci regala ogni giorno. 

Non importa. L'ho comunque dipinto nei miei occhi. È lì che colleziono immagini del mare mio.

Lei è lì che mi sorride ogni giorno, da diversi giorni ormai. Ho posizionato la foto in un punto strategico della mia attuale camera da letto, mi guarda quando mi addormento, mi guarda quando mi sveglio, mi sta guardando anche adesso mentre stiro. 

Sono fissata, stiro tutto. Inevitabilmente, in questo modo, ciò che intendo stirare si accumula e mi aspetta.

Mi piace stirare perché nel frattempo ascolto musica e canto, guardo la tv, penso e ripenso ad eventi trascorsi nel tempo dal più vecchio al più recente, parlo con me stessa e discuto di ciò che magari è andato come non avrei voluto, intraprendendo conversazioni animate se l'argomento mi scalda particolarmente.

L'esperienza conclusasi da poco è, ovviamente, al centro dei miei pensieri.

Forse avrei voluto o dovuto fare di più.

Forse ho, semplicemente, dimenticato di fare o dire qualcosa.

Forse ho trascurato quella sorella in rosa che non vedevo da tempo, avrei dovuto dedicarle un sorriso o un abbraccio.

Forse se avessi partecipato almeno ad uno dei convegni, a noi destinati, a quest'ora avrei maggiori informazioni circa quella nuova tecnica di ricostruzione mammaria.

E va bene. 

Forse l'anno prossimo andrà meglio. 

Dagli errori si impara, si cresce e si migliora.

Mi raccontavi che davvero ti eri tuffata da quello scoglio, in prossimità della grotta della Zinzulusa.  Eri una pazza scatenata.

Avevi il coraggio o l'incoscienza di una adolescente? 

Il tuo amore, così forte, per il mare (che mi hai trasmesso come si trasmette un gene) non ti ha trattenuta, le acque in quel posto hanno un colore indescrivibile e ti ci sei immersa noncurante del pericolo e delle grida di tua madre. Uno spirito libero e forte.

Il tuo esempio di donna forte e coraggiosa mi accompagna e mi sorregge da sempre. Dotata di grande intelligenza se solo avessi avuto la possibilità di studiare, di sicuro, avresti avuto una brillante carriera proprio nel campo della comunicazione. Non esitavi ad entrare in sintonia con ogni essere vivente, umano e non.

Eppure io ti immagino sola. Nel momento in cui hai avuto quella diagnosi infausta. L'ennesima "mazzata".

Fisicamente avevi tutta la tua famiglia accanto. 

Penso ad un altro tipo di solitudine. Quella che ti riempie la testa di dubbi, paure, ansie che ti penetrano nella pelle. Quante lacrime hai ricacciato indietro per mostrarti forte?

Con chi hai condiviso tutto ciò?

È per questo, mamma, che io dedico, ormai da oltre dieci anni, ogni mia Race for the cure a te. 

Ed è per questo che credo fermamente nella sorellanza che si crea fra noi donne operate. Quando non ci si sente più sole si impara ad attraversarla quella strada piena di sassi, si impara a ballare sotto quella pioggia indesiderata, si impara a trasformare la paura in coraggio, la tristezza in allegria, le lacrime in sorrisi. E più i nostri legami si solidificano più diventiamo spavalde. Acquisiamo la spavalderia di mostrare cicatrici, teste pelate, tette asimmetriche o addirittura finte. Insieme riusciamo a trovare, in noi stesse, risorse che non immaginavamo di possedere. E questo ci riempie di felicità, anche quando non c'è molto per cui essere felici. 

E allora ti immagino accanto a me in una vecchia chiesa, in un piccolo vicolo della città vecchia, con indosso uno chemisier in seta azzurro come il mare, a cantare una canzone della tua infanzia, tornata alla ribalta, che racconta di un posto da qualche parte oltre l'arcobaleno, dove volano uccelli blu, un posto dove i problemi si sciolgono, un posto dove i sogni che tu sogni diventeranno realtà, un posto dove mi troverai, proprio lì “over the rainbow”.

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