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Un ulivo secolare

Un ulivo secolare

Un uomo la sua storia

La sapeva a memoria.

Di ogni albero piantato,

Di ogni seme seminato.

Di ogni arbusto l’anno giusto.

Dell’oliva il colore,

Dell’olio il sapore.

Occhi verdi come foglie

Rimaste su cime spoglie.

La schiena piegata

Per l’infanzia alla terra donata. 

I racconti di chi si vuol vantare

Di essere l’unico a saper gli alberi potare.

Un uomo genuino

Che brinda con bicchieri di rosso vino.

La pelle abbrustolita

Da una vita dal sole scandita.

Della pioggia anche innamorato

Perché fa bere tutto ciò che ha coltivato.

Scende un giorno, però, una pioggia un po’ più forte

A cancellare della memoria tutte le scorte.

Il verde si spegne,

La schiena va più giù

Ed anche la bocca non vuole aprirsi più. 

Che fatica mangiare ed anche pensare…

Stanco, vuole solo riposare…

E dopo qualche giorno di sonno profondo,

È sveglio ma raschia il fondo…

Perde i soldi, le chiavi, l’orientamento…

Dimentica un nome carico di sentimento…

La mente ha iniziato il suo lento declino,

È rotto il cuore di chi gli sta vicino…

Che succede a quell’uomo, colonna portante, 

Di una vita trascorsa ad amare le piante?

Qualcosa ha generato questa malattia

Che la sua anima è decisa a portarsi via,

Per lasciare a coloro che gli saranno accanto,

Un involucro che si aprirà solo ogni tanto.

Nel frattempo però, bussa lo spirito ed implora

Di vivere le sue giornate ora come allora.

Dentro quel corpo c’è ancora un fuoco,

Che dalla medicina viene spento un poco.

Gli istinti sono assopiti

E diminuiscono le liti…

Ma che dolore vedere quel tronco secolare, 

Iniziare a traballare invece di regnare.

Che vita è questa? 

È come un cerchio, ecco la risposta.

Si torna ad usare il pannolone 

E mangiare omogeneizzati per colazione.

La difficoltà è di chi sta vicino,

Che ogni giorno lotta con quel mostro barbino.

Domande, ricordi, non molla la presa

Per mantenere sempre una luce accesa.

A fatica, certo, questo è scontato,

Ma nessuno abbandona un padre malato.

E così vanno avanti i giorni e le serate,

Di chi si aspetta d’improvviso quelle telefonate.

Perché è forte la voglia di andare a pedalare,

Per poi la strada di casa di nuovo dimenticare…

Quella casa che è nido di tutta un’esistenza,

E dall’ammirarla non può proprio stare senza.

Sapete, qualcosa ancora la ricorda…

Ed è proprio da quel capo che teniamo la corda.

Di quest’ uomo rimarrà sempre la memoria,

Perché dei suoi luoghi ha fatto la storia.

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