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Il dolore delle foglie, Romano Sambati

Il dolore delle foglie, Romano Sambati

L’ autunno narra con i suoi colori la provvisorietà della vita, l’attesa di una caduta, un lento scivolare sulla terra, abbandonando i rami.

Come foglie sospinte via dal vento, con i loro gialli e marroni a ricordare un ritorno, così scivolano i giorni. 

Con non pochi dolori. Nel tempo in cui si è felici tutto può accadere a porre fine, interruzione definitiva. “Il dolore delle foglie” la mostra di Romano Sambati al Castello Carlo V di Lecce è un lento riflettere sulla realtà, con i suoi limiti e le sue verità, con lievi presagi e forti desideri, con una vasta varietà di sentimenti, sfumature su una tavolozza, carte e tele. 

Di sala in sala seguendo un percorso che è ricordo, rinascita, rifiuto, accettazione, è uno scorrere di impressioni, come materiali artistici che rilasciano emozioni.

Trenta opere, viaggio nella produzione degli anni ottanta ed anche dell’ultimo periodo, pitture non pitture che accompagnano il visitatore in un viaggio in cui il proprio dolore è smaterializzato e si confonde con i temi della vita, anteprima della fine irrimandabile, inesorabile. Eppure si coglie un senso di allegra felice constatazione che può bastare non accettare la fine per vivere il momento come tale ed anche l’esatto contrario, può bastare essere consapevoli della fine per vivere il momento in quanto tale. Non c’è dolore nell’osservare se stessi planare su un morbido tappeto di foglie. Il dolore delle foglie è come una carezza sonora nel silenzio di una giornata assolata, come una luce bianca in una stanza buia, come parole che toccano il nostro agire, il nostro pensiero. Che suono ha il dolore di una foglia?

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