Amelia e Charles, un volo verso l’infinito

Amelia e Charles, un volo verso l’infinito

Le ali dei loro monoplani non si sono mai sfiorate ma le loro vite si sono intrecciate nel comune desiderio di volare.

 Al di sopra degli umani affanni respirando l’infinito.

Le pieghe di quell’intreccio tra Charles Lindbergh e Amelia Earhart si sono congiunte solo in due occasioni. La prima è una data, il 21 maggio.

“Scienza, libertà, bellezza, avventura: cosa si può chiedere di più alla vita? Il volo aereo ha unito tutti gli elementi che ho amato” disse Lindbergh che nel 1927 compì la prima traversata in solitario e senza scalo sull’oceano Atlantico. Anche se in realtà non fu propriamente il primo (gli inglesi Alcock e Whitten ci riuscirono nel 1919), ma la sua fu la più lunga. Partì alle 7.52 del 20 maggio a bordo del suo monoplano Spirit of Saint Louis da Roosevelt Field vicino a New York e atterrò il giorno dopo a Champs de Le Bourget, nei pressi di Parigi.

Riuscì nell’intento di fondere in un unico volo i suoi quattro elementi “C’è scienza in ciascuna curva di un profilo aerodinamico, in ogni angolo tra il puntone e il filo, nell'intercapedine di una candela di accensione o nel colore della fiamma di scarico. C'è libertà nell’orizzonte illimitato e sui campi aperti dove si atterra. Un pilota è circondato dalla bellezza della terra e del cielo. Sfiora le cime degli alberi insieme agli uccelli, salta valli e fiumi, esplora i canyon che guarda come un bambino. L'avventura giace in ogni soffio di vento”.

Dimenticò di aggiungere una certa dose di temerarietà e di spavalderia, la stessa che lo portò a rinunciare per la sua traversata alla radio di bordo per alleggerire il peso del velivolo, in cambio del suo thermos di caffè, irrinunciabile. “L’Aquila solitaria” continuò a volare sino al ’32 quando suo figlio fu rapito e nonostante le infinite ricerche, ritrovato morto. Per la prima volta impotente, distrutto da una perdita inconcepibile, prese la famiglia e volò un’ultima volta verso l’Europa per cercare quella pace ormai persa.

Lo stesso desiderio di gettarsi nel vuoto di una impresa mai compiuta, animava Amelia Earhart. A 23 anni va ad un raduno aeronautico con il padre. Con un biglietto da un dollaro sale a bordo di un biplano e vola per dieci minuti sopra Los Angeles“Quando raggiunsi la quota di due o trecento piedi, seppi che dovevo volare”. E così fu. Prese lezioni da un’altra pioniera dell’aeronautica Anita Snook e da lì iniziò ad inanellare una serie di traguardi. Sedicesima donna al mondo a conseguire il brevetto di pilota. Subito dopo diventa la prima donna al mondo a salire ad  un'altitudine di 14 000 piedi. Brucia le tappe e nel 1928, il 21 maggio, proprio come Charles,  compie la prima traversata dell’oceano Atlantico. In realtà in quell’ occasione lei fa ben poco, si sentì più che altro “un sacco di patate”, nessuno voleva veder morire una giovane donna americana destinata alle copertine di tutte le riviste del mondo. Il pilota Stultz e il co-pilota e meccanico Gordon fecero gran parte del lavoro.

Il secondo incontro nelle pieghe di quell’intreccio tra Lindbergh e Earhart fu una persona. George Putnam editore, con la passione per il volo. Pubblicò il libro in cui Lindbergh raccontò della sua traversata e poi nel 1931 divenne marito e sostenitore della Earhart.

“La cosa più difficile è la decisione di agire, il resto è pura tenacia. Le paure sono tigri di carta”. Testarda e determinata sfidò quelle tigri di carta e nel 1932 sorvolò nuovamente l’Atlantico, ma questa volta in solitaria. Meritando pienamente il soprannome di Lady Lindy, affibbiatole anni prima. La signora Lindbergh, almeno nei cieli. Ma neanche questo placò il suo desiderio di scoperta.

“Quanto più si fa, si vede e si sente, più allora si è in grado di fare, vedere e sentire”. Un solo oceano non poteva bastarle. Così nel 1932 divenne la prima donna a volare da parte a parte degli Stati Uniti, senza scalo. Poi decise di sorvolare il Pacifico da Oakland alle Hawaii.

Volava, volava, volava senza sosta. Fu fermata dal suo ultimo sogno, il giro del mondo.

“Un fantasma dell’aviazione fu inghiottita dal cielo o dal mare, come me, aveva un sogno di volare come Icaro che sale su bellissime braccia sciocche” cantava Joni Mitchell mentre un semplice giro di chitarra andava.