Cosa si nasconde dietro un cespo di insalata

Cosa si nasconde dietro un cespo di insalata

La parola all’agronomo

Agricoltura biologica, fitopatologie, certificazione, tracciabilità dei prodotti, agromafie. Oggi comprare una mela o un cespo di verdura non è più semplice come un tempo. Il consumatore deve essere consapevole, di ciò che acquista, di come i prodotti vengono realizzati, la loro provenienza, la quantità di prodotti chimici utilizzati per la produzione, il rispetto delle norme che ne garantiscono la non tossicità per la salute umana. Tutte domande che non sempre hanno una facile risposta. Oggi il consumatore non può prescindere da una cerca dose di sano ambientalismo che lo porterà a compiere scelte che siano giuste per sé ma anche per l’ambiente. Il problema è che non tutte le domande hanno una facile risposta e l’acquisto consapevole diventa ogni giorno più complesso. 

Abbiamo rivolto ad un agronomo, Antonio Maria Amendolagine, alcune domande per capire l’agricoltura di oggi. 

L’agricoltura oggi è anche difesa del territorio?

Nelle politiche europee sicuramente. Nel biologico è insita la ecosostenibilità delle produzioni, la politica va in questa direzione, il riscontro però non sempre risponde agli obiettivi della politica.

Quanto siamo lontani da questi obiettivi?

Io vedo un miglioramento. Che che se ne dica dell’abbandono delle campagne, io vedo tanti giovani anche laureati che hanno la fortuna di avere una eredità contadina, che si cimentano, e che seguono molto meglio gli obiettivi proposti dalla politica. Penso all’agricoltura integrata, che è una via di mezzo tra il biologico e il convenzionale, una agricoltura in cui si può usare la chimica ma ci sono una serie di paletti che razionalizzano gli input che vai ad immettere nel sistema colturale. E’ un sistema di produzione a basso impatto ambientale.Ad esempio, normalmente si procedeva con i trattamenti fitosanitari a calendario invece nell’agricoltura integrata con il monitoraggio delle previsioni meteorologiche in outcasting a 72 ore abbiamo tantissimi strumenti per decidere se fare un trattamento o meno, se mantenere un certo livello di infestazione prima di trattare.

Parliamo ora di agricoltura biologica. A che punto siamo in Puglia?

L’agricoltura biologica viene fatto a vari livelli, il problema è che ha bisogno di molta informazione, di trasferimento della conoscenza alle aziende. Ora stiamo assistendo a dei miglioramenti. Le aziende dei papà e dei nonni stanno passando nelle mani di giovani che hanno studiato e sono laureati. Ci sono poi tutta una fetta di aziende che fanno biologico e non lo sanno, dipende dalla realtà dei luoghi. Tuttavia, il biologico non si può fare su tutte le colture, a mio parere, perché ce ne sono alcune che hanno delle avversità biotiche troppo devastanti per essere affrontate con il metodo  biologico, in quei casi è preferibile non farlo. Chi fa il biologico deve sapere che deve necessariamente rinunciare ad una parte della sua produzione, perché non può realizzare quei risultati tipici dell’agricoltura tradizionale. Ed è per questo che in cambio della certificazione biologica ottiene un premio che va a compensare i mancati introiti derivanti da una ridotta produzione.

Agromafie, false etichette, come ci si difende?

Io ho sempre pensato che i sistemi con tutti i loro lati negativi, che sono poi i lati commerciali, sono molto controllati. La normativa è stringente, soprattutto per quanto afferisce alla grande distribuzione dove tutto è molto controllato a livello di certificazione, qualità del prodotto e di residui. Le agromafie  sono una realtà destinata a scomparire che riguarda settori piccoli. La tendenza è andare verso sistemi certificati dal seme con certificazione sanitaria, no ogm fino al prodotto sul bancone.

Un altro tema sul quale si discute molto è l’acqua, o meglio il suo spreco. Come evitarlo?

La ricerca sta facendo tanto, adesso il problema principale è la trasferibilità dei metodi irrigui alle aziende perché la ricerca dispone di una serie di strumentazione, mezzi, conoscenze, know-how grazie alle quali oggi si può conoscere al millimetro la quantità d’acqua da somministrare e il momento dell’intervento irriguo, diciamo che già con queste innovazioni, con l’installazione nei campi di microcentraline meteorologiche possiamo avere tutta una serie di dati che abbiamo in remoto su computer e cellulare, che ci  danno indicazione sui volumi irrigui da dover somministrare, e sul quando effettuarli. Parliamo di strumentazione con costi non elevati che una azienda media può effettuare nei suoi appezzamenti. Tirando le somme, il consumatore pur dovendo essere sempre più informato sui prodotti che acquista, sulla loro origine, trasformazione e commercializzazione, può confidare che la ricerca, la tecnologia e la nuova consapevolezza sulla tutela del territorio, renderanno sempre più sicuri i prodotti che arrivano sulle nostre tavole.