
www.pressinbag.it è una testata giornalistica iscritta al n. 10/2021 del Registro della Stampa del Tribunale di Bari del 10/05/2021.
Il passo sempre frettoloso, lo sguardo fisso per terra per via dell'innata paura di cadere, mi hanno dato la possibilità di venire attratta
e colpita da una visione di una semplicità disarmante. Un’aiuola ben curata, prato verde appena tagliato, piccoli gruppi di pansè di vari colori sparsi qua e là con attenzione e cura e poi loro: due minuscoli fiorellini gialli che, chissà come mai, erano sfuggiti alla macchina tagliaerba e se ne stavano, soli soletti, l’uno accanto all’altra.
Sono semplicemente due amici oppure sono una coppia di innamorati? Avranno avuto il timore o meglio il terrore di essere falciati violentemente e scomparire per sempre. Invece eccoli lì a godere del tepore donato da una giornata di sole primaverile. A raccontarsi della loro vita trascorsa insieme per quasi cinquant’anni. Nella buona e nella cattiva sorte finché morte non vi separi.
Innamorarsi dell'amico di tutti e di tutte è molto facile in età adolescenziale, si corre il rischio di farsi molto male perché trasformare un’amicizia reale, sincera e disinteressata nell’unico amore della tua vita, forse, è il desiderio di ogni ragazzina. Ci avevamo provato diverse volte ed alla fine ci siamo riusciti.
Tu piacevi a tutte perché avevi un dono innato e cioè la capacità di saper ascoltare e, se necessario, consigliare, guidare e confortare. Mi hai, infatti, fra tante altre cose, insegnato a guidare. La 126 gialla di mia madre era nuovissima ma stava diventando un pezzo da museo; per motivi di salute lei non ha potuto più guidarla ma nessun’altro doveva guidarla.
Praticamente era diventata un cimelio. A te fu data fiducia ed io imparai da te. Ho, ancora, nelle orecchie tutti i tuoi consigli. Così la nostra storia d’amore e di complicità cominciò: una lezione di guida, una corsa con la tua moto Gilera rossa, una passeggiata mano nella mano in luoghi appartati per non farci vedere, il primo bacio, la prima volta, conversazioni lunghissime, le feste “in casa” che dovevano finire massimo alle 18, durante le quali ascoltavamo e cantavamo musica di ogni genere. Tu hai sempre amato cantautori impegnati come Battisti, De André, De Gregori o grandi band internazionali come i Pink Floid o i Depeche Mode. Io cantavo a squarciagola questo piccolo grande amore di Baglioni e noi due nel mondo e nell’anima dei Pooh.
È stato tutto così il percorso: tu bianco ed io nero e viceversa ma la caratteristica del nostro rapporto era il punto d’incontro che, alla fine, trovavamo sempre. Il giusto compromesso per poter affrontare scelte difficili e situazioni complesse ed impegnative, tante, troppe.
Mi sono ritrovata ad intervenire durante la celebrazione dei vent’anni di attività di un hospice, quell'hospice che per tre lunghi mesi è stato il nostro nido d’amore. Non è stato per niente facile. Ma, così come sempre mi consigliavi, visto il mio carattere irruente, impulsivo e spesso litigioso, ho ascoltato. Le autorità hanno affrontato argomenti pesanti, complicati da esporre e da far comprendere ai parenti di pazienti ovviamente non più presenti. L’argomento della sedazione assistita, del fine vita e delle cure palliative trattato, a lungo, con i medici di quel luogo è spesso un argomento di cui, davvero, si parla senza cognizione di causa.
Avevo deciso di improvvisare il mio intervento con l’obiettivo semplicemente di ringraziare, senza entrare nel dettaglio di una delle tante storie tristi vissute tra quelle mura ma ovviamente non ci sono riuscita. Non ho la capacità della sintesi e se comincio a parlare non la finisco più.
Tuttavia ho cercato di trasmettere un messaggio positivo di speranza, parlando di fiducia, di professionalità, di accoglienza. Ho chiesto a tutti quei pezzi grossi della nostra sanità, in questo caso “buona sanità”, di far sparire dal vocabolario quella orribile parola: HOSPICE e loro, non solo mi hanno preso in parola, mi hanno invitato a trovare un nuovo nome per quella realtà, insieme alle altre famiglie presenti.
Il giorno dopo, ripercorrendo lo stesso parco, non ho più visto i due fiorellini gialli perché sicuramente il giardiniere avrà pensato fossero un elemento disturbante in quelle aiuole così perfette. E va bene così. Nessuna tristezza.
Uno sguardo al cielo e, subito, un enorme sorriso mi si è stampato in viso.
Due come noi, amoremio.

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