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Dal passato il ventaglio

Dal passato il ventaglio

Il mio ventaglio è lì in bella mostra e mi ritrovo spesso a contemplarlo, tanto che non nascondo di sentirmi un po’ sciocca nel farlo.

Non posso usarlo perché è grande, posso solo mostrarlo e guardarlo. Quanta storia c'è dietro. Siamo abituati a pensarlo come semplice strumento che ci aiuta a rinfrescarci nelle calde giornate d'estate. Io stessa distrattamente l'ho bistrattato, allontanato e considerato, da giovane donna qual ero, roba per signore molto in là con gli anni, sorpassato, non per me insomma. Dimenticando, purtroppo, il suo valore.

Ora ai miei occhi ha acquisito un’immagine diversa, bella, molto bella direi, quella che si merita. E non solo perché anche io ora sono in età matura. Inaspettatamente, da qualche anno, ho ricominciato ad apprezzarlo soprattutto per necessità, poi mi ha  affascinata, complice una vera e propria passione che mia sorella Francesca ha per questo accessorio. È stata lei a regalarmi quello che contemplo. È un oggetto artigianale con stecche in legno e tessuto con motivo floreale, dipinto a mano e realizzato non ricordo in quale remoto paese che ben conosce fame e povertà. Il suo valore è soprattutto affettivo, oltre che solidale. Un aspetto per noi importante.

Non ha avuto subito una sua collocazione, spostato un po’ di qua, un po’ di là.

Di tanto in tanto, però, lo guardavo e più lo guardavo più mi piaceva, pensando alla provenienza e anche perché mi era stato donato con amore. Decisi di metterlo in bella mostra là dove potesse essere visto.

Ho sempre saputo del valore artistico e storico del ventaglio. Curiosa ho letto qualcosa e ho preso coscienza di quanto c'è dietro questo oggetto all'apparenza, per chi non sa, solo funzionale. In Giappone il ventaglio è simbolo di prosperità e buon auspicio e di gentilezza, e ovunque di eleganza. Ha origini lontane nel tempo, ci sono tracce nell'antico Egitto, poi in Cina e Giappone. Si racconta che la favorita di un imperatore cinese intorno al 32 a. C. scrisse una poesia su un ventaglio rotondo di seta, in cui lei stessa si paragonava a un ventaglio messo da parte in autunno, tanto che “ventaglio d'autunno” indicava l'idea poetica di una sposa abbandonata.

Solo intorno al 1500 arrivò in Europa, in Spagna o in Italia, pare a Venezia, grazie ai mercanti arabi, alle Crociate e ai missionari e ai navigatori. Chissà quante fatiche e sofferenze e quanti viaggi difficoltosi sono stati necessari per portarlo fin qui, come per le spezie, le gemme preziose e tantissime altre cose di cui ora non possiamo più fare a meno. Davanti ai miei occhi immagini di navi che viaggiano nel mare in tempesta e che affrontano mille difficoltà assieme alla paura di non farcela. Più tardi, durante il XVIII secolo, diventò l'accessorio elegante delle dame e così è stato a lungo. Veniva usato non solo per rinfrescarsi, ma anche per inviare messaggi amorosi, a volte piccanti, muovendolo secondo un preciso codice. Era nato un vero e proprio linguaggio del ventaglio. E qui l'immaginario mi fa viaggiare. Quanti amori, quante avventure e disavventure hanno visto e subìto.

Alcuni sono vere e proprie opere d'arte, a volte realizzati da sapienti mani di artigiani. Io che il ventaglio lo usavo solo perché mi era utile, ora, pur nella sua semplicità e di poco valore economico, il mio lo maneggerò con cura, con la consapevolezza che dietro c'è una storia per me affascinante, con la consapevolezza che oltre all'utilità c'è altro, quell'altro che mi piace.

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