Corallo, il rincorrersi di tre colori

Corallo, il rincorrersi di tre colori

Perseo con un solo colpo la decapitò. La testa di Medusa lasciò il corpo, ne uscirono i figli che aspettava da Poseidone, Pegaso e Crisaore. 

 Il sangue sgorgava sui ramoscelli su cui Perseo l’aveva adagiata. Si tinsero di rosso e per l’ultima volta i suoi occhi riuscirono a pietrificare chi li incrociava. Furono le ninfe marine le prime ad ornarsi i capelli con quei piccoli rametti e staccandoli dal cuscino fatto da Perseo dispersero in mare i semi facendoli così moltiplicare. Medusa era morta ma il suo sangue diede vita al corallo.

Nasce da un mito greco la storia di un colore mutevole e cangiante. E se il corallo inteso come animale marino ha una storia documentata che risale a 3000 anni avanti Cristo, datazione dei primi gioielli realizzati in Mesopotania, la definizione del colore è decisamente più recente.

“Da che boschi marini si è staccato il ramo di corallo delle tue vene” chiedeva un ignaro José Saramago. Come dare una classificazione certa e univoca ad un colore ondivago per definizione? Di corallo arancione si parlò per la prima volta nel 1513, oltre trecento anni dopo, nel 1892 fu menzionata la sfumatura rosa.

“I miei occhi giacciono in fondo al mare nel cuore delle alghe e dei coralli” scrisse il cuore impavido e poetico di Peppino Impastato nei suoi diari. E dal fondo di quell'azzurro mare siciliano, il rosso del corallo bruciava di vita e di bellezza.

La stessa indicata dal Corano per le vergini nel giardino del paradiso che sono paragonate a rubini e coralli. 

Per i cristiani l’albero del corallo simboleggiava l’albero della Croce e quindi le sue gocce il sangue di Cristo. Di qui la sua duplice natura umana e divina, rappresentando al tempo stesso la passione e la resurrezione. Nell’arte il corallo fu al collo di Gesù Bambino in molti quadri come la Pala di Brera di Piero della Francesca e la Madonna del solletico di Masaccio.

Un colore in grado di proteggere anche il figlio di Dio. Gli fu attribuito un potere immenso.

Divenne presto un amuleto dal potere apotropaico.

Il giardino sottomarino d’alghe di coralli e desideri arborescenti di Apollinarie era meta e sogno di ogni individuo. 

Il colore si diffuse ovunque non solo nei gioielli. Perché negarsi il piacere di una tumultuosa onda di colori?

Chi se ne attorniava era in grado di resistere al male e ad ogni tentazione. Almeno così si narrava. 

E’ forse uno dei colori più trasversali nella storia e nella cultura dei popoli. Nella cultura Hindù è associato alle radici e alla Terra e rappresenta il secondo chakra.

In Egitto e in Grecia i campi venivano cosparsi di polvere di corallo per proteggere la semina e garantire un buon raccolto. Tutto si ammantava di quel rosa che vira sull’arancio e sfiora il rosso. Il sole illuminandolo faceva vibrare i campi e il cielo si tingeva di quell’indefinibile rincorrersi di tre colori uniti per l’eternità.

Veniva sparso ovunque anche sui nascituri per proteggerli dall’influsso del diavolo. Le donne nel Medioevo portavano ciondoli in corallo a forma di croce. Nel Rinascimento i grani del rosario erano realizzati in corallo. 

Un potere immenso per un semplice colore che parlava di bellezza, di speranza e di amore.

“L’oggetto più bello che un essere mortale avesse mai visto” era l’Ifigenia addormentata nel suo drappo corallo dipinta da Frederic Leighton.

Corallo era l’alba dipinta da Fujishima Takei per decorare lo studio dell’imperatore Showa e i versi di Federico García Lorca che di un amore oscuro scrisseIl corallo della vita aprì i suoi rami sopra il mio cuore”.