“In quale stalla di cavalli era stato depositato il suo primo sospiro?”.
Esiste una risposta ad una domanda così? Una grassa, grossa incontenibile risata che si tramuta in gioco per J.R.R. Tolkien e C.S. Lewis, riuscire a non ridere, sorridere, muovere qualsiasi muscolo facciale.
Ad Oxford nel pub The Eagle and Child, nella nicchia in legno vicina alla cucina elevata dai membri del circolo Inklings a saletta privata e soprannominata The Bird and Baby, mentre riscrivevano la grammatica dell’immaginazione, ogni martedì si disputava una gara goliardica, si leggevano passi tratti dai libri di Amanda McKittrick Ros, considerata all’unanimità la peggiore scrittrice dell’epoca e vinceva chi riusciva a leggere più a lungo senza scoppiare a ridere.
Beffarda, spietata, anche crudele, ma Amanda McKittrick Ros con la sua penna barocca non ha fatto nulla per non essere al centro di queste attenzioni.
“Le orbite dei loro occhi scambiavano dardi di passione cotta” scriveva e di lì giù in crasse risate, Tolkien, Lewis ma anche Mark Twain dall’altro lato del mondo che del primo romanzo di McKittrick Ros, Irene Iddesleigh, disse “uno dei libri più deliziosamente ridicoli mai stampati” e Aldous Huxley che nel 1923 scrisse un intero saggio su di lei, Euphues Redivivus in cui usò parole come “la sua spaventosa e delirante originalità” sino a T.S. Eliot che in una lettera a Virginia Woolf la definì “un fenomeno della natura”.
Un passo oltre la goliardia l’abitudine di Twain di portare in giro per l’America copie dei suoi libri leggendo ad amici e colleghi alcuni estratti ad alta voce e l’abitudine tremendamente snob di Virginia Woolf di regalarne copie agli amici.
Tanta cattiveria porta ad empatizzare per un attimo con Amanda, ma è solo un attimo, basta leggere “Simpatizza con me nel mio silenzioso scandalo!...Medita sulla mia passata contaminazione!” per far contrarre non troppo involontariamente tutti i muscoli facciali in una smorfia di sdegno mista a incredulità.
Lei conscia di tanta universale e illimitata attenzione non indietreggiò di un solo passo convinta di essere un genio incompreso preso alla berlina da una manica di invidiosi o meglio, usando le sue parole “bastardi della penna” e “scimmioni letterari”.
Ma il destino si sa, è beffardo e un giovedì, giorno dell’incontro serio e professionale tra gli Inklings, dove lasciata da parte goliardia, sigari e birra, gli scrittori e i letterati si riunivano nello studio di C.S. Lewis al Magdalen College per leggersi a vicenda le bozze dei loro libri, Il signore degli anelli e Le cronache di Narnia, Hugo Dyson, docente di letteratura e membro del gruppo, ascoltando un lungo passaggio di Tolkien sugli elfi, esausto sbraitò “Oh Dio, non un altro elfo!”.
Tolkien ferito a morte non lesse più le sue parole in quegli incontri, pur continuando a sbeffeggiare quelle di Amanda il martedì.
