Visioni d'insieme

Ertè, l’impressione dei sogni

Ertè, l’impressione dei sogni

Sceglie come nome Ertè, dal suono in francese delle prime lettere del suo nome e del suo cognome. 

Romain de Tirtoff lo fa per non disonorare la sua famiglia. Volevano per lui un futuro da ufficiale della marina russa, mentre lui giovanissimo voleva solo andare a Parigi e diventare un artista. Lo fa a 15 anni, un anno intero per scoprire il fascino della Ville Lumiere. Era già un artista, realizza la sua prima scultura Demoiselle à la balancelle, imprecisa e insignificante per lui, tanto da non inserirla nel catalogo delle sue opere. Il suo più feroce critico è sempre stato lui, con la sua maniacale ricerca della perfezione che lo portò a lavorare per 38 anni alla serie Alfabeto, 26 tavole, una per ogni lettera.

Torna in Russia per ritornare definitivamente in Francia dopo due anni, andando a convivere da subito con il principe Nicolas Ouroussoff. Scandalo nella madre patria, ma lui ormai aveva spiccato il volo.

Del suo talento si accorge Paul Poiret che lo chiama a disegnare i suoi modelli. Nel 1915 firma un importante contratto con Harper’s Bazaar, una illustrazione ogni mese per 22 anni, per un totale di 240 copertine e circa duemila disegni. Inizialmente collaborava anche con Vogue, ma l’editore di Harper’s Bazaar, William Randolph Hearst lo voleva solo per sé e gli offre una cifra esorbitante e irrifiutabile. Anche quando i rapporti con la testata si inclinarono per il rapporto poco felice con la direttrice, fu Hearst a richiamarlo pronunciando la celebre frase “Cosa sarebbe stato Harper’s Bazaar se non fosse stato per Ertè?”.

Torna a disegnare le sue donne lunghe, flessuose, eleganti. Per impreziosirle  utilizzava inchiostro di Cina e foglie d’oro o di metallo. La guerra era finita e ricacciare gli orrori era la costante ricerca di ogni artista. Inneggiavano ad una vita dissoluta, frivola e lussuosa. Guardavano all’arte greca, egiziana, africana e all’età del jazz.

Durante la sua carriera disegna gli abiti per gli spettacoli de Le Folies Berère, il Lidò, per Mata Hari, per i balletti di Diaghilev. Louis B. Mayer, patron della Metro Goldwyn Mayer lo chiama negli Stati Uniti per disegnare i vestiti dei suoi film, tra i tanti Ben Hur. Ma l’America non fa per lui, i capricci delle star, i tempi veloci, la mancanza di un certo gusto. Torna in Francia, mettendo un oceano tra lui e i committenti dei suoi lavori.

Il suo talento era riconosciuto in tutto il mondo e quando Eric e Salome Estorick, fondatori della galleria d’arte Seven Arts a New York e Londra decidono di dedicargli una mostra monografica con 167 sue opere è un tale successo che il Moma decide di acquistarla interamente.

Disegna per tutta la vita, non si ferma mai.

“La mia opera non conosce realismo, è un’espressione dei sogni”.

Ne realizzerà 18mila.

Pressinbag Testata Giornalistica

www.pressinbag.it è una testata giornalistica iscritta al n. 10/2021 del Registro della Stampa del Tribunale di Bari del 10/05/2021.

Contatti

Per qualsiasi informazione o chiarimento non esitare a contattarci scrivendo ai seguenti indirizzi