Le memorie di Adriano, il granaio per l’inverno

Le memorie di Adriano, il granaio per l’inverno

Marguerite Yourcenar immagina che l’anziano e malato imperatore Adriano scriva una lunga lettera al giovane Marco Aurelio, nipote adottivo. 

Una lettera che racconta una vita intera, pubblica e privata. 

Ne vien fuori un memoriale di sei parti, pubblicato nel 1951, con il quale la Yourcenar vince il  Prix des Critiques.

“E’ un libro che non smetteremo mai di consigliare, è un memoriale complesso e magnifico, da affrontare soffermandosi e  sorseggiando a piccole dosi” spiega Manuela Cristofani, della libreria Modernissima di Ravenna.

“Qualsiasi felicità è un capolavoro: il minimo errore la falsa, la minima esitazione la incrina, la minima grossolanità la deturpa, la minima insulsaggine la degrada” dice Adriano per mano della Yourcenar.

In questo lungo epistolario c’è una vita intera, dai trionfi militari all’amore per il giovane Antinoo, passando per la passione per la filosofia, la musica e la poesia.

“Ogni pagina richiede il supplemento della propria riflessione, non è l’incalzare della trama a divorare il lettore. L'esperienza grandiosa dell'imperatore, ma anche quella profondamente umana, in cui la vita si fonde con la morte” continua la Cristofani.

La scelta dell’imperatore Adriano non è stata casuale, ma arriva da una osservazione di Flaubert “Quando gli dèi non c'erano più e Cristo non ancora, tra Cicerone e Marco Aurelio, c'è stato un momento unico in cui è esistito l'uomo, solo”.

La Yourcenar sceglie quindi l’unico personaggio adatto, Adriano.

Prova a scriverlo a più riprese, parte nel 1934, lo sconforto di non riuscire a rendere quella condizione assolutamente umana, la porta ad abbandonare la sua prima bozza. Riprende le bozze oltre dieci anni dopo e in tre anni porta a termine la sua opera titanica. “Fondare biblioteche è un po' come costruire ancora granai pubblici: ammassare riserve contro l'inverno dello spirito che da molti indizi, mio malgrado, vedo venire”.