Visioni d'insieme

Hilma af Klint, oltre il visibile

Hilma af Klint, oltre il visibile

Una donna dagli occhi di cielo dipinge spirito e natura che per lei si mostrano, indicando la via verso la comprensione dell’umanità.

“Ogni volta che riesco a finire uno dei miei schizzi, la mia comprensione dell'umanità, degli animali, delle piante, dei minerali o dell'intera creazione diventa più chiara. Mi sento liberato e sollevato al di sopra della mia coscienza limitata” scrive in uno dei suoi quaderni Hilma af Klint.

Il padre era un matematico che andava per mare, comandante di lungo corso, la madre elegante e nobile le diede una certa attitudine al superamento dei confini e quattro fratelli e sorelle. Nasce in un castello, in Svezia, trascorre le estati in un maniero. Scelgono per la Hilma bambina isole in cui avventurarsi e lei, isole sceglierà da grande per esplorare il suo infinito mondo. L’arte la accoglie come fosse una casa, lei crescendo spalanca porte e finestre per vedere oltre. Oltre le forme, oltre i colori, oltre la materia. 

“Coloro che hanno il dono di vedere più in profondità possono vedere oltre la forma e concentrarsi sull’aspetto meraviglioso che si nasconde dietro ogni forma, che si chiama vita” lascerà scritto.

É una delle prime donne ad essere ammessa alla Royal Academy of fine art di Stoccolma, dove si laureerà con lode.

La morte della sorella Hermina di soli dieci anni, segna il punto di non ritorno, dev’esserci altro in questo mondo, un amore così grande non può dissolversi nel nulla. Inizia a cercare lo spirito nella sostanza, si avvicina alla Teosofia di Madame Blavatsky e alla filosofia di Christian Rosenkreutz. Cerca nel suo mondo qualcosa di spirituale. Va oltre l’altrove insegnato dalla religione, e segna il qui e ora che la sua mente costruisce per dare un luogo in cui non perdersi.

“Ciò di cui avevo bisogno era il coraggio, e mi è stato concesso attraverso il mondo spirituale, che mi ha conferito un’istruzione rara e meravigliosa”.

La sua arte è come lei, un viaggio alla ricerca di qualcosa di intimo, inafferrabile e vero. Voleva rendere visibile l’invisibile

Dipinge lo spirito del mondo in 193 tavole Paintings for the temple, usando forme geometriche, colori e lettere in un modo che ancora oggi è in parte incompreso. Riempe quaderni interi per spiegare i simboli utilizzati come fossero un vocabolario per decifrare una nuova lingua. Anche l’uso dei colori rivela una sua intima filosofia, sceglie l’azzurro per le donne e il giallo per gli uomini, il verde rappresenta la loro unione.

Fonte di ispirazione non riconosciuta per moltissimi artisti che dopo di lei e seguendo lei, tracciarono il solco dell’astrattismo. Prima di Joseph Albert pennella quadrati di luce gialla, prima di Klee dipinge le case fatte di quadrati e triangoli, prima di Kandinsky i cerchi concentrici di sfumature differenti, prima di Mondrian utilizza la geometria netta e il contrasto cromatico. 

Vede ciò che gli altri non sono ancora in grado di vedere e decide che nessuno guarderà le sue opere più vere, quelle definite astratte. Il mondo non era pronto per le sue visioni. Nel testamento scrive che nessuna di quelle opere potrà essere mostrata al pubblico se non dopo vent’anni dalla sua morte. Un patrimonio di 1200 dipinti e disegni, 100 testi e 26.000 pagine di appunti e note.

Ai suoi contemporanei lascia solo boschi, laghi e fiumi.

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