Il bestiario d’amore di Capossela

Il bestiario d’amore di Capossela

C’è una forza misteriosa che trasforma e imbestia le creature umane quando sono sotto l’effetto dell’amore.

Una trasformazione raccontata per la prima volta nel 13esimo secolo e oggi musicata da Vinicio Capossela, che cerca di sondare l’insondabile. 

“Soltanto quando ci si libera dall’ingombro di noi stessi, togliendo quanto più possibile gli ostacoli e le resistenze per arrivare all’altro, si raggiunge lo stato di grazia che ci porta all’amore”.

Capossela racconta l’amore musicando un’opera del 13esimo secolo, il Bestiario d’amore di Richard de Fournival, che altro non è che il tentativo di codificarlo attraverso il mondo animale. Fournival racconta le emozioni, i sentimenti e i giochi d’amore attraverso la descrizione di 57 animali dall’unicorno all’ape, dalla sirena al picchio verde e poi ancora draghi, aquile, balene. Tutte le bestie servono al suo intento di parlare d’amore. Ma se Fournival si era accorto che “il canto mi è servito così poco che non potrei fare affidamento su di esso senza provocare la mia rovina”, Capossela decide di metterci sotto tutta un’orchestra, con l’aiuto del direttore Stefano Nanni “Accanirsi nel musicare un’opera che comincia con una messa al bando del canto è stata un’impresa diversamente bizzarra e inutile, oltre che superstiziosamente pericolosa”. 

Questa impresa bizzarra ma non inutile ci aiuta a sentire l’amore “che accade quando superiamo il nostro ingombro e riusciamo ad arrivare all’altro. E in tempi come questi in cui l’ego è sempre più sollecitato, solo l’amore ci porta al confine di noi stessi”.

Un amore per sottrazione quello raccontato da Capossela all’ultimo Salone del libro di Torino

E se “Fournival prova a codificare le incodificabili ed eppure certissime leggi che governano questa mascherata perenne che è la commedia amorosa”, Capossela in musica si cimenta nel tentativo di farci sentire, più che capire, i meccanismi che lo regolano.