Camminare, non scappare

Camminare, non scappare

Credo che l’adulterio sia in assoluto uno dei temi più inflazionati della letteratura.

Nella fattispecie il tradimento da parte della donna è sempre avvolto da un’aura cupa e tragica.

Pensiamo a Tolstoj con la sua Anna Karenina, o a Flaubert che ci ha regalato Madame Bovary: le protagoniste di questi capolavori letterari finiscono sempre per pagare con l’emarginazione e un gesto drammatico, per il solo fatto di aver ceduto alla passione.

Inutile dirvi che a me questa cosa non è mai andata giù.

Perché l’amore e la passione dovevano avere un prezzo così alto? Perché quelle donne dovevano essere punite per il solo fatto di essersi sentite vive, di aver compiuto una scelta che non rientrava nei canoni? Perché non potevano semplicemente essere libere?

A distanza di anni ho visto il mio desiderio di rivalsa nei confronti di quelle donne, venire esaudito tra le pagine di quel piccolo, preziosissimo gioiello che è “Marie aspetta Marie” di Madeleine Bourdouxhe.

Marie è in vacanza in Costa Azzurra con suo marito quando resta incastrata nello sguardo di un perfetto sconosciuto.

Quel dardo muto che istantaneamente li trafigge da parte a parte segna il risveglio dei sensi per Marie, chiusa fino a quel momento in un matrimonio che ha l’opacità del vetro appannato dal vapore; e finalmente si sente viva, tanto da non riuscire a respingere il richiamo del rischio, del sangue, di quella scossa elettrica che le attraversa l’epidermide e le scuote le ossa.

Inizia così la rinascita di Marie: con un polso intrappolato nella stretta di una mano estranea, con le vene azzurrine che bramano la carne al pari dell’assetato che anela l’acqua; e con un biglietto, detentore di poche cifre che sanciscono un patto con l’unica vera complice che può avere nell’istante in cui sta prendendo la rincorsa per saltare nel buio: se stessa.

Il romanzo di Madeleine Bourdouxhe ha il sapore dei sorrisi nascosti, dell’eccitazione che precede le prime volte, e delle passeggiate solitarie per i viali alberati di Parigi.

Ci mostra una donna che finalmente non si respinge, non si odia, che semplicemente decide di accertarsi per quella che è; una donna che sceglie di ascoltare il ritmo del suo cuore e di adattarvi quello dei suoi passi. Camminando invece di scappare.

Questo romanzo è per chi fatica ad essere indulgente con se stesso, e per chi al suono della parola “libertà” ha un fremito che parte dalla nuca e percorre tutta la spina dorsale.

Lo sentite?

Beh, vi dico un segreto: non abbiate paura, perché quella è voglia di volare.