Resiste al vento, alle mareggiate. Solitaria domina la costa, a destra le rocce che le impediscono di guardare a sud oltre la marina Serra,
a sinistra, a nord, Tricase Porto, Castro, Santa Cesarea e il faro della Palascia, est estremo di Italia. Solitaria, combatte guerre silenziose per restare punto fermo, torre costiera, avamposto di difesa. Scruta l’orizzonte, osserva le navi del Canale d’Otranto, protegge chi alla sua ombra sosta a guardare distese azzurre e verdi terre. La salsedine e il vento grattano via polvere alla pietra, ne sfumano i contorni, smussano gli angoli, piccole cicatrici del tempo che resteranno a ricordare quanto sia difficile restare fermi, immobili, non lasciarsi spazzare via. Resiste la torre, battaglia dopo battaglia, giorno dopo giorno, non cede. Le poche lacrime le affida alla pioggia, passano inosservate, si confondono, si perdono. Scruta il cielo a volte, la torre, gioca con le nuvole, le conta, ne osserva le forme e poi pensa al passato e sembra quasi lanciare messaggi di fumo, segnali, richieste d’aiuto. Poi pensa che è torre costiera, asciuga le sue lacrime, cancella i suoi messaggi, respira, respira, respira.
Il turista distratto scatta una foto con il suo smartphone, l’immagine cattura la torre in uno dei suoi giochi, guarda e conta le nuvole, viste da lontano sono quelle dei fumetti, contengono le frasi che la torre affida la vento. Le lettere scritte con un pennarello invisibile, il turista non può leggerle. La torre resiste nonostante tutto, sopporta la folla estiva, la solitudine dell’inverno, resiste agli attacchi, combatte, non cede.
