Marcella Di Levrano, voce interrotta

Marcella Di Levrano, voce interrotta

La voce del coraggio interrotta dal silenzio di una morte brutale. Interrotto un canto di vita e di riscatto da una mano guidata da altri.

Marcella Di Levrano muore nel silenzio, la sua voce tacitata per sempre, da chi aveva paura delle sue parole incise su un nastro. Parole già pronunciate e cariche di effetti, di accuse e di condanne.

Marcella di Levrano è una vittima di mafia, lei che aveva deciso di tirarsi fuori da un giro terribile e temibile ha trovato la morte, il viso sfigurato dalle pietre trattamento che la Sacra Corona Unita riserva agli infami. Infame per aver perseguito un’idea di giustizia, di Stato, di legalità. 

Marcella nasce a Mesagne il 18 aprile del 1964. È la seconda di tre figlie. A quattro anni si trasferisce con la madre che ha deciso di lasciare il marito violento a Torchiarolo. È una ragazza solare, sorridente, le piace studiare. Sceglie di frequentare il Magistrale a Brindisi e qui la storia cambia, il cielo si tinge di nuvole grigie.  Marcella incontra l’eroina, il sorriso le scompare dal volto, la felicità è lotta di necessità, la necessità è trovare un’altra dose, e per farlo lei è disposta a tutto. Frequenta i giovani boss di una mafia in forte espansione. Dietro al buio c’è la luce che Marcella non cerca, lo farà quando scoprirà di essere incinta, per la sua bambina che le cresce in grembo, lei con l’aiuto della madre e delle sorelle, smette di drogarsi, non cerca più nessuno delle sue vecchie frequentazioni, vorrebbe un padre per la sua piccola Sara ma lui non vuole impegni, non vuole responsabilità. 

L’orizzonte che le sembrava sereno, azzurro come un pomeriggio estivo, d’improvviso diviene scuro, buio come la notte che scende sul cuore, il tempo del cambio del vento, l’eroina è una tramontana gelida che non perdona. I servizi sociali le tolgono Sara, il fondo nero del grande dolore che lei tocca è spinta verso la luce. Per lei, per Sara, per il suo futuro, Marcella compie un viaggio che non prevede ritorno, raccontare tutto ciò che sa dei gruppi mafiosi che lei ha frequentato. È il 24 giugno del 1987. Il suo nome è secretato. La sua voce registrata è un atto di accusa. 

Si prepara il maxi processo alla Sacra Corona Unita, il tribunale è quello di Lecce, l’appuntamento è per il 9 novembre del 1990. E il nome della supertestimone ha un volto.

È l’otto marzo dello stesso anno, i venditori di mimose, bancarelle improvvisate, le spacciano per poche lire, saccheggiate ai rami degli alberi sporgenti sulle strade. Marcella Di Levrano scompare. Il suo corpo sarà ritrovato il 5 aprile nel bosco Lucci alla periferia di Brindisi. Il volto sfigurato dai colpi con le pietre.