Il caleidoscopio di colori di Mordillo

Il caleidoscopio di colori di Mordillo

Ha parlato a tutto il mondo senza dire una sola parola. Mordillo e il suo alter ego, quel buffo personaggio dal naso abnorme, ci hanno raccontato tutto, dall'amore all'amicizia, dallo sport alle vicissitudini quotidiane.

Mordillo era ed è ancora ognuno di noi, con quel suo tratto semplice e magnificamente colorato. Un inno alla vita anche quando non tutto va come dovrebbe andare. Lui, la matita dietro al fumetto Guillermo Mordillo, nato con i colori in mano, a dodici anni già disegnava fumetti, a diciotto disegnava Braccio di Ferro per la Paramount. Era un infaticabile viaggiatore, spirito libero in un mondo in via di definizione. Partì dalla sua Argentina, volò in Perù, visse negli Stati Uniti, arrivò in Spagna, che poi lasciò perché non condivideva il Franchismo e infine arrivò in Francia, seppure non parlasse il francese. 

Ma una mente brillante non si fa fermare da un limite, lo trasforma in un punto di forza. Decise che il suo personaggio non avrebbe mai parlato, facendolo, di fatto, parlare con il mondo intero. La parola poteva essere un limite geografico e il pacioso Mordillo viaggia ed esplora il mondo come nessun altro. 

Ha disegnato, disegnato e disegnato ancora "per migliaia di ore nella mia vita" diceva e il risultato ancora oggi è sorprendente, un twist di persone e oggetti sempre in movimento, tutto turbina nelle sue tavole. Cercava "il ritmo necessario affinché l'idea sia facilmente comprensibile". Cercava la musica dietro le immagini. Era un vulcano in eruzione, un fiume in piena. Era in continua evoluzione, solo nel 2007 a 75 anni cambiò tecnica, non più inchiostri, perché scoprii che il loro colore non regge alla luce, ma acquerelli e tempere. Aveva così tante idee che gli frullavano per la testa che le annotava su un quaderno, per poi ripescarle al momento opportuno, dopo averle fatte decantare. 

L'ho visto su un galeone dei pirati nel mio diario di scuola, giocare la finale del campionato mondiale di calcio in uno stadio gremito, in un puzzle che forse non sono mai riuscita a finire.  Ricordo ancora il suo circo magico con mille personaggi. Il suo cielo di notte con stelle, pianeti e cuori. Si, ci metteva i cuori nel cielo, perché lui era la fantasia al potere. Lo ricordo correre inseguendo mille farfalle in cielo.

Mi ha portato in Africa, nella giungla tra giraffe e leoni e conservo ancora il biglietto di San Valentino con i due innamorati che camminano, ombrello in mano, sotto una pioggia di cuori.

Da piccola pensavo che nessuno sapesse disegnare i cuori come lui e sempre lui mi ha trasmesso un amore sconfinato per i colori. Tanti, sgargianti, dalle mille sfumature. Era brillante l'uomo come i suoi colori. Tanto brillante da inventare un gioco che nessuno può dire di non aver giocato. Inventò la canasta, rielaborando le regole dello scopone scientifico. Ha viaggiato, ha creato, ha giocato, ha colorato e disegnato il mondo "perché spero col mio lavoro di contribuire, anche se in piccola parte, me ne rendo conto, a creare un mondo migliore". Ha amato moltissimo, la vita, i disegni, la natura, la sua  Amparo Camarasa e i loro due figli.

Ha fatto tutto ciò che la sua immaginazione gli ha suggerito di fare. 

Perché come diceva lui "ne vale sempre la pena”.